L’uso dell’Ipnosi nella Sindrome dell’Intestino Irritabile: un metodo efficace da quasi 30 anni.

Era il lontano 1984 quando Peter Whorwell pubblicò il primo studio scientifico sull’efficacia dell’Ipnosi nel trattamento della Sindrome dell’Intestino Irritabile. I dati di quella ricerca erano molto incoraggianti, visto che tutti i pazienti che vi avevano partecipato avevano ottenuto ottimi risultati.   Oggi, dopo circa 30 anni e centinaia di studi scientifici, possiamo affermare che l’Ipnosi, associata ad uno stile di vita sano e ad una dieta corretta, sia un metodo estremamente efficace nella cura della Sindrome dell’Intestino Irritabile. In particolare le ricerche recenti hanno portato le percentuali di efficacia intorno al 90%.

Di sicuro in questi anni il metodo si é molto evoluto e i terapeuti che, come me, si occupano di queste problematiche hanno a disposizione diversi protocolli ipnotici più o meno standardizzati. Uno di questi é il North Carolina Protocol sviluppato da Palsson che consiste in una serie di 7 induzioni ipnotiche standardizzate, volte a ridurre i sintomi intestinali e l’ansia ad essi associata. La caratteristica fondamentale di questo metodo é proprio il fatto che, essendo tutte e 7 le sedute di ipnosi impostate per tutti i pazienti in modo esattamente identico, é replicabile in modo esatto e quindi studiabile statisticamente.   Ricerche ancora più recenti (Barabasz e Barabasz, 2006) invece hanno messo in luce che protocolli meno impostati e costruiti sulle caratteristiche psicologiche della persona sembrano avere un’efficacia ancora maggiore. In entrambi i casi comunque parliamo di due metodi più che validi con percentuali di successo che vanno dall’87 al 92%.  

La mia personale esperienza clinica e di ricerca mi ha portato a preferire protocolli ipnotici basati sull’approccio Ericksoniano che, oltre a limitare i sintomi, permette alle persone di utilizzare al meglio le risorse individuali permettendogli di affrontare più serenamente le situazioni problematiche e riducendo quindi lo stress che ha un’influenza negativa sui sintomi della Sindrome dell’Intestino Irritabile. La ricerca che ho svolto su questo metodo ha portato risultati positivi in 7 sedute nel 91,7% del mio campione sperimentale. Rimanendo in linea con le ricerche internazionali sul tema.

A conclusione di quasi 30 anni di ricerche sull’argomento quindi possiamo affermare che l’ipnosi ha un effetto positivo nel dare sollievo ai pazienti affetti dalla Sindrome dell’Intestino Irritabile influendo non solo sui sintomi ma anche sullo stato psicologico dei pazienti. Dopo 30 anni paradossalmente possiamo anche affermare che non sappiamo ancora perché ciò accada. Anche se le ricerche che hanno cercato di capirlo ci sono (ad es.: Simrèn, 2008) non si é ancora riusciti a spiegare perché ciò accade. L’ipotesi più accreditata é che lo stress e le emozioni negative provochino nel cervello la produzione di ormoni che aumentano i movimenti dell’intestino e contribuiscono ad infiammarlo (Si veda a proposito il modello di Drossman del 1998, esposto in figura 1). Il rilassamento ipnotico invece porta la persona in uno stato di benessere che regolerebbe la produzione di tali ormoni risollevando quindi i sintomi. Tuttavia questa, come le altre ipotesi, deve ancora essere verificata con certezza.

Fin. 1: Secondo il modello di Drossman (Yukari et al., 2011), che prende in considerazione differenti studi che hanno utilizzato la neuroimaging per studiare le strutture cerebrali dell’asse cervello – intestino e coinvolte nello stress e nel disagio mentale, i principali disturbi psicologici (ansia, depressione, ecc…) sarebbero collegati ad una disregolazione di alcune strutture del sistema libico, un insieme di strutture cerebrali coinvolte nell’elaborazione delle emozioni. Queste strutture comprendono alcune regioni dell’ipotalamo, il talamo mediale, l’amigdala e la corteccia cingolata anteriore. I segnali elettrici prodotti dai neuroni di queste strutture stimolerebbero la produzione di ormoni come l’istamina H1 che abbassa la soglia del dolore nella zona del retto e sarebbe quindi riconducibile ad una ipersensibilità dell’intestino, la corticotropina (CRH) e l’acetilcolina (ACTH), che producono un aumento della motilità intestinale.

Le alterazioni di questi circuiti neurali che si trovano nel cosiddetto sistema nervoso enterico sarebbero quindi la base del rapporto che esiste tra stress, stati mentali ed intestino.

In ultima analisi quindi continuiamo ad applicare una tecnica che da risultati ottimi sul campo attendendo che la scienza faccia luce sulle complesse modalità di funzionamento del cervello e del rapporto mente corpo.

Per maggiori informazioni sulla tecnica dell’ipnosi potete visitare la pagina Ipnosi e Psicoterapia

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