Cosa vuol dire fare una terapia di coppia? La scoperta dell’autenticità, parte seconda

Cosa vuol dire fare una terapia di coppia?

Mi prendo cura di

Parte seconda, idee

Vorrei qui proporre varie idee che mi nascevano scrivendo la prima parte dell’articolo sulla  terapia di coppia: 

 Ammettiamo che la coppia possa scoppiare in terapia?

 È sempre possibile una conciliazione, una mediazione? I membri della coppia chiedono una terapia per star meglio o per dar ragione alle proprie idee (Nella pratica ho visto varie coppie e il tema di ogni primo colloquio era: “Lui/lei è sbagliato/a” oppure “Non comunichiamo, perché lui/lei è sbagliato/a”) ? Stando dalla parte del terapeuta anch’io spesso mi chiedo se la coppia rimarrà “insieme” o se si separerà nel corso dei colloqui.

Mi chiedo quanti terapisti appena ricevono una richiesta di consulenza di coppia si chiedono quali siano i propri obiettivi più inconsci, le proprie premesse alla terapia di coppia … infondo nel gergo comune quando parliamo di terapia s’intende la cura, no?

Cosa vuol dire curare una coppia? Se tra colleghi ci diciamo “curare la coppia” solitamente ci si guarda in modo strano, “curare? Si curano le malattie!”  Beh, però usiamo la parola terapia.

Allora possiamo dire che curiamo, che ci prendiamo cura, che ci “preoccupiamo” (dal latino: cura, preoccupazione) dell’autenticità di ciascun partner e delle comunicazioni tra di essi.

Forse allora non è una terapia di coppia ma una terapia della comunicazione e una terapia di ciascun partner?

 A volte capita che un compito del terapista sia quello di accompagnare una coppia che si sta separando, proprio perché è una richiesta della coppia.

Ricordando le parole di un grande terapeuta, Perls,  circa le relazioni tra le persone (che siano di coppia o di amicizia):

 “Non sono in questo mondo per esaudire le tue aspettative

come tu non sei in questo mondo per esaudire le mie.

Tu sei tu, ed io sono io,

e se per caso ci incontriamo, sarà bellissimo,

altrimenti, non ci sarà nulla da fare.”

Ho citato queste parole non per essere pessimista o per incoraggiare un certo egocentrismo, ma per ricordare a me come terapeuta, ai colleghi, e alle persone che arrivano in terapie per problemi di relazione  la necessità di far fluire la conversazione in terapia, di meravigliarsi dei possibili sviluppi anche imprevedibili, di rispettare l’autenticità di ciascuna persona, e di non partire con idee a priori circa il futuro della terapia e della coppia. Allora la terapia di coppia è anche una scoperta di se stessi, una scoperta di come ci relazioniamo con gli altri, specie con una persona molto vicina.

  Dott. Matteo De Tomi

 

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