Intervista sulla terapia di coppia

Clicca qui sotto per ascoltare l’intervista al dott. De Tomipsicologo-legnago-a2

      pt4 terapiadicoppia

Quando è utile una consultazione di coppia?

La consultazione di coppia è utile quando si avverte che si è bloccato qualcosa: il feeling è diminuito, sono aumentate le distanze, i litigi o i silenzi sono aumentati, i rapporti sessuali si fanno sempre più radi o inesistenti. Insomma, usando un termine tecnico della terapia di coppia, si può dire che abbiamo uno “stallo di coppia“.

Cosa accade nel concreto nella terapia di coppia?

Nella prima seduta si approfondiscono i vari aspetti della crisi e i punti di vista di ciascun partner sul problema. L’obiettivo invece degli incontri successivi è capire come è fatto ciascun partner, capire come si relaziona nel mondo, mostrare l’autenticità di ciascun membro della coppia.

Diventa fondamentale capire cosa aveva innescato la scintilla che aveva unito le due persone, cosa avevano trovato l’un l’altro. Compreso ciò si prendono in considerazione gli eventi che possono aver messo in discussione questo “patto iniziale” che li aveva uniti e si aiuta la coppia a trovare nuove modalità di stare insieme.

Molto spesso infatti i problemi di coppia derivano da eventi naturali o traumatici (morte di un familiare, nascita di un figlio, perdita o cambiamento di lavoro, spostamento di città, tradimenti, …) che impongono un cambiamento nella dinamica di coppia e sembra che mettano in crisi il “patto iniziale” per cui le due persone hanno iniziato a fare coppia.

Lo scopo allora del terapeuta è di aiutare la coppia a riorganizzarsi per permettere ai partner stessi di provare a ritrovare e riscoprire l’intimità di coppia. Nel caso invece la coppia, dopo vari tentativi, non riesca più trovare dei modi per stare insieme che le diano serenità, la si potrà eventualmente aiuterà nella separazione.

psicologo-verona-radio-rcs


Problemi di coppia e la coppia che scoppia, intervista su radio RCS

Problemi di coppia, clicca qui sotto

      coppiascoppia

Intervista in diretta su Radio RCS a proposito dell’aumento di separazioni e divorzi  negli ultimi decenni.

Il dott. Matteo De Tomi sottolinea come ormai ciò che tiene unita la coppia non sia più prevalentemente l’idea di “fare coppia“, bensì l’amore e le affinità. Certamente anche un tempo contavano le affinità, ma ora a differenza di un tempo i partner cercano più tra loro ciò che li tiene uniti, più che l’immagine e l’idea di coppia.

Si sottolinea poi come sia importante che, se una coppia con figli si separa, riescano a mantenere il ruolo genitoriale, il quale infatti non viene mai meno e non dovrebbe mai perdere d’importanza.


Cosa vuol dire fare una terapia di coppia? La scoperta dell’autenticità, parte seconda

Cosa vuol dire fare una terapia di coppia?

Mi prendo cura di

Parte seconda, idee

Vorrei qui proporre varie idee che mi nascevano scrivendo la prima parte dell’articolo sulla  terapia di coppia: 

 Ammettiamo che la coppia possa scoppiare in terapia?

 È sempre possibile una conciliazione, una mediazione? I membri della coppia chiedono una terapia per star meglio o per dar ragione alle proprie idee (Nella pratica ho visto varie coppie e il tema di ogni primo colloquio era: “Lui/lei è sbagliato/a” oppure “Non comunichiamo, perché lui/lei è sbagliato/a”) ? Stando dalla parte del terapeuta anch’io spesso mi chiedo se la coppia rimarrà “insieme” o se si separerà nel corso dei colloqui.

Mi chiedo quanti terapisti appena ricevono una richiesta di consulenza di coppia si chiedono quali siano i propri obiettivi più inconsci, le proprie premesse alla terapia di coppia … infondo nel gergo comune quando parliamo di terapia s’intende la cura, no?

Cosa vuol dire curare una coppia? Se tra colleghi ci diciamo “curare la coppia” solitamente ci si guarda in modo strano, “curare? Si curano le malattie!”  Beh, però usiamo la parola terapia.

Allora possiamo dire che curiamo, che ci prendiamo cura, che ci “preoccupiamo” (dal latino: cura, preoccupazione) dell’autenticità di ciascun partner e delle comunicazioni tra di essi.

Forse allora non è una terapia di coppia ma una terapia della comunicazione e una terapia di ciascun partner?

 A volte capita che un compito del terapista sia quello di accompagnare una coppia che si sta separando, proprio perché è una richiesta della coppia.

Ricordando le parole di un grande terapeuta, Perls,  circa le relazioni tra le persone (che siano di coppia o di amicizia):

 “Non sono in questo mondo per esaudire le tue aspettative

come tu non sei in questo mondo per esaudire le mie.

Tu sei tu, ed io sono io,

e se per caso ci incontriamo, sarà bellissimo,

altrimenti, non ci sarà nulla da fare.”

Ho citato queste parole non per essere pessimista o per incoraggiare un certo egocentrismo, ma per ricordare a me come terapeuta, ai colleghi, e alle persone che arrivano in terapie per problemi di relazione  la necessità di far fluire la conversazione in terapia, di meravigliarsi dei possibili sviluppi anche imprevedibili, di rispettare l’autenticità di ciascuna persona, e di non partire con idee a priori circa il futuro della terapia e della coppia. Allora la terapia di coppia è anche una scoperta di se stessi, una scoperta di come ci relazioniamo con gli altri, specie con una persona molto vicina.

  Dott. Matteo De Tomi

 


Cosa vuol dire fare una terapia di coppia? Parte prima

Cos’è la terapia di coppia?

 Parlare di terapia della coppia ha un valenza molto importante, infatti vuol dire lavorare su terapia-di-coppia-legnago-243problematiche della relazione, non della singola persona. La stragrande maggioranza delle coppie arriva in terapia con l’idea radicata che il problema è l’altro (“Non mi capisce, sta sempre zitto/a, è geloso/a”) e, espressamente o implicitamente, chiede al terapeuta di “cambiare” il partner. La trappola in cui cade la persona che chiede al terapeuta di modificare l’altro, però non farà altro che rafforzare la persona accusata di essere “sbagliata” (sì, in terapia di coppia si arriva, in certi casi, anche a negativizzare tutta la personalità dell’altro se questa non coincide con le aspettative dell’altro) … “Devi cambiare! Non vai bene così”, quanti sono cambiati quando gli è si è rivolta questa domanda? Come ci si sente?

 Ci sono vari modi di intendere la coppia, il modo forse più utile se vogliamo parlarne senza morale o preconcetti è intendere due persone, con due storie personali, insomma di due persone autentiche con le loro idee che s’incontrano in un dato momento della loro vita e decidono di condividere spazi, tempi, comunicazioni, affetti.

 Quando parlo di “storia personale” intendo un aspetto fondamentale, ovvero: tutti gli apprendimenti cognitivi ed emotivi costruiti fino a quel momento. Questi apprendimenti ci influenzano in maniera significativa, un esempio: perché ci sono persone gelose e altre meno gelose? Perché una persona tende ad arrabbiarsi di meno rispetto ad un’altra per un evento simile? Questo lo spiega moltissimo la storia personale, che è diversa in ognuno di noi. Ognuno di noi, tramite le relazioni in famiglia, con gli amici, con gli insegnanti, ha imparato a rispondere in un certo modo agli eventi e a vederli in un certo particolar modo.

 Ora, nella coppia, data l’intimità e la frequentazione è ovvio che le due storie possono “scontrarsi”: un atteggiamento del partner può attivare nell’altro fastidi che il primo partner nemmeno si sognava di attivare (gli esempi sono pressoché infiniti). Ricordo di una coppia dove, durante le vacanze il marito non portava mai anche la valigia della moglie, per la moglie questo era un segno di maleducazione, ma analizzando la storia del marito venne fuori, ingenuamente, che nella propria famiglia di origine e nelle sue idee un gesto simile voleva dir sminuire la donna, perché la propria madre aveva sempre sognato un’indipendenza mai realizzata. Da quel momento in poi il marito iniziò tranquillamente ad aiutare la moglie con i bagagli.  Questo cosa vuol dire? Che se non si comunica sul problema, o se non si va a fondo si rimane anche per anni con un silenzioso rancore.  

Tutto il rapporto di coppia si  basa sulla comunicazione, che non vuol dire solo “tesoro, ora dobbiamo parlare”, ma vuol dire capire che ogni cosa che facciamo o diciamo è un messaggio per l’altro, e sarà utile in terapia scoprire come si è soliti comunicare e cosa è possibile cambiare per capirsi meglio

Quali funzioni ha il terapeuta?

Il terapeuta è un “allenatore” della coppia. Aiuta i membri della coppia ad esprimere la propria autenticità attivando parti di discussioni che la coppia normalmente forse non tratterebbe. Il terapeuta rende sicura l’area, quindi le persone potranno discutere e mettersi alla prova.

Il terapeuta è un elemento neutrale: non prenderà mai le parti di ciascun membro della coppia, evidenzierà le modalità comunicative dei partner, e proporrà (implicitamente ed esplicitamente) nuove modalità comunicative più utili alla coppia

Qual è lo scopo della terapia?

 Lo scopo lo decide la coppia. Certamente andare in terapia non vuol dire che il terapista farà di tutto perché la coppia rimanga unita. Scopo della terapia per il terapista è dare spazio di interazione, permettere alle persone di esprimere la loro autenticità e mettersi alla prova nella condivisione

        Seconda parte dell’articolo: la scoperta dell’autenticità