Intervista sulla terapia di coppia

Clicca qui sotto per ascoltare l’intervista al dott. De Tomipsicologo-legnago-a2

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Quando è utile una consultazione di coppia?

La consultazione di coppia è utile quando si avverte che si è bloccato qualcosa: il feeling è diminuito, sono aumentate le distanze, i litigi o i silenzi sono aumentati, i rapporti sessuali si fanno sempre più radi o inesistenti. Insomma, usando un termine tecnico della terapia di coppia, si può dire che abbiamo uno “stallo di coppia“.

Cosa accade nel concreto nella terapia di coppia?

Nella prima seduta si approfondiscono i vari aspetti della crisi e i punti di vista di ciascun partner sul problema. L’obiettivo invece degli incontri successivi è capire come è fatto ciascun partner, capire come si relaziona nel mondo, mostrare l’autenticità di ciascun membro della coppia.

Diventa fondamentale capire cosa aveva innescato la scintilla che aveva unito le due persone, cosa avevano trovato l’un l’altro. Compreso ciò si prendono in considerazione gli eventi che possono aver messo in discussione questo “patto iniziale” che li aveva uniti e si aiuta la coppia a trovare nuove modalità di stare insieme.

Molto spesso infatti i problemi di coppia derivano da eventi naturali o traumatici (morte di un familiare, nascita di un figlio, perdita o cambiamento di lavoro, spostamento di città, tradimenti, …) che impongono un cambiamento nella dinamica di coppia e sembra che mettano in crisi il “patto iniziale” per cui le due persone hanno iniziato a fare coppia.

Lo scopo allora del terapeuta è di aiutare la coppia a riorganizzarsi per permettere ai partner stessi di provare a ritrovare e riscoprire l’intimità di coppia. Nel caso invece la coppia, dopo vari tentativi, non riesca più trovare dei modi per stare insieme che le diano serenità, la si potrà eventualmente aiuterà nella separazione.

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L’autostima: il nostro sistema immunitario della mente

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      Lo scaffale pt2 L'autostima, il sistema immunitario della mente

autostima Durante l’intervista con Radio RCS spiego cosa vuol dire avere una buona autostima:

Tutti hanno autostima, ciò che ci differenzia è la qualità dell’autostima, a mio parere l’autostima è come il sistema immunitario della mente.

Quali sono i tre punti basilari dell’autostima?

1) Avere un’immagine di se positiva

2) Sentire di potersi fidare di se stessi

3) Volersi bene

Come è possibile ottenere i tre punti basilari dell’autostima?

Ci sono 6 pratiche utili da seguire seguire:

1) Consapevolezza.  Ovvero essere consapevoli di ciò che si sta facendo nella vita e di come gli altri si comportano con noi. “Cosa sento in questo momento con questa persona?”, “Con questa persona mi sto comportando bene?”, “So dove voglio arrivare”

autostima_verona_12) Accettazione. “Sarò amico di me stesso“. Ovvero, accetterò ciò che provo, non mi combatterò. Se provo qualcosa vuol dire che c’è qualcosa che devo sentire. L’accettazione è importante anche nelle relazioni sentimentali: “Lui/lei mi ha lasciato, va bene … ho combattuto, ce l’ho messa tutta ma è finita, non mi vuole più. Rispetto me stessa/o e lui/lei lasciando che possa andare”. Possedere una sana autostima vuol dire quindi non cercare continuamente negli altri il valore di sé.

3) Responsabilità. “Mi prendo la responsabilità delle mie azioni“. Ovvero, sono consapevole che di molte cose sono anche io parte attiva, anche io ho avuto un ruolo e ho un ruolo tutt’ora.

Responsabilità vuol dire anche “capacità di rispondere” agli eventi. Ecco perché parlo di “sistema immunitario della psiche“. Avere fiducia in se stessi e volersi bene ci apre le porte per saper rispondere in modo utile agli eventi che ci provocano dolore.

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4) Affermazione. “Io esisto“. Accettazione significa potersi permettere di esprimere se stessi. “Posso esprimere la mia idea”. Se, nel rispetto degli altri, facciamo e diciamo ciò che riteniamo giusto per noi e secondo i nostri valori l’autostima ne uscirà ancora più rafforzata.

5) Darsi un obiettivo. Sapere cosa si vuole raggiungere nel breve e/o nel lungo termine e sapere come fare è un passo importante per mettere alla prova la propria autostima. Allo stesso tempo, conquistato un obiettivo, anche piccolo, il senso di sicurezza di sé ne viene rafforzato.

6) Integrità personale. Si tratta di una pratica per l’autostima e allo stesso tempo del risultato finale. Integrità personale vuol dire far sì che i propri comportamenti, corrispondano ai valori che sentiamo importanti per noi. Cito sempre l’esempio di una persona che non ha mai considerato etico e corretto andare a caccia, proprio perché distante dai propri valori , e che un giorno per provare e accontentare un gruppo di amici partecipa ad una battuta di caccia … dopo aver ucciso un animale inizia sentirsi male: non si riconosce più, iniziano quindi crisi di ansia e di tristezza. Il sé ideale, i propri valori si sono scontrati con un comportamento che non gli appartiene.

Esiste un aiuto pratico per migliorare la sicurezza di sé?autostima_verona_4

Sia in ambito clinico che nell’ambito dei corsi sulla sicurezza di sé mi avvalgo di precise tecniche volte a ricostituire, ritrovare o restaurare una parte di sé che possa aiutare la persona a stare meglio (per approfondire guarda questo video). La mia idea fondamentale, e che riscontro nella quotidianità dell’esperienza clinica, è che tutti noi abbiamo delle risorse, il problema è che a volte non le mettiamo dove servirebbero! Ecco allora l’utilità di riprendere in mano quella nostra parte di noi “forte”, che “ci vuole bene” e chiederle di darci una mano nei momenti difficili.

Ritrovata, ricostituita questa parte “Amica” si andrà ad aiutare la persona a sperimentarsi con queste nuove risorse nelle situazioni di ansia o di paura. Con la pratica, la persona scoprirà di sentirsi più sicura di sé e di saper reagire diversamente alle situazione di stress o di tristezza.

Se vuoi leggere il mio racconto citato nell’intervista clicca qui sotto

Lady Gugly Ingrassa Sempre Più


Come rendere INFELICI voi stessi e la vostra relazione di coppia

Ecco alcuni modi per rendere se stessi e una relazione coppia ansiosa e infelice:

La coppia infelice

La coppia infelice

1) Poni sempre la Verità al di sopra di tutto.

2) Ricordati sempre che c’è qualcuno o qualche coppia, là fuori, più felice, in forma, in gamba, abile, ricca, che fa più sesso ed è più in sintonia col proprio partner di te.

3) Rifletti spesso su “Come sarebbe stato essere …”.

4) Sii ipercritico: tutte le critiche, comprese quelle costruttive, sono l’ideale per aiutare il tuo partner a migliorare.

5) Pretendi che il tuo partner sia esattamente come te. Tu e il tuo partner dovreste avere gli stessi gusti,interessi, bisogni, amicizie. Se il partner dovesse deviare dal punto 5 ricordagli che il tuo modo è l’unico possibile .

6) Non fare progetti da fidanzatini: la passione che nasce spontanea all’inizio della relazione scompare nei mesi successivi. In ogni fase di vita della coppia ci sono cose da fare e cose da non fare più.

7) Quando sei arrabbiato usa per quanto possibile la seconda persona. Evita di dire come ti senti e descrivi azioni per te frustranti del tuo partner, es: “Tu fai sempre”, o la variante “Tu non sei mai …”. Ricordati: il tuo obiettivo è mantenere accesa la lotta per il potere e un livello di intimità adeguatamente basso.

8) Quando devi litigare colpisci la persona, non i contenuti … ci sarà sempre qualcosa che non va nel tuo partner.

– Se vuoi sapere alcuni punti fondamentali per una buona comunicazione di coppia guarda il video:


Cosa vuol dire fare una terapia di coppia? La scoperta dell’autenticità, parte seconda

Cosa vuol dire fare una terapia di coppia?

Mi prendo cura di

Parte seconda, idee

Vorrei qui proporre varie idee che mi nascevano scrivendo la prima parte dell’articolo sulla  terapia di coppia: 

 Ammettiamo che la coppia possa scoppiare in terapia?

 È sempre possibile una conciliazione, una mediazione? I membri della coppia chiedono una terapia per star meglio o per dar ragione alle proprie idee (Nella pratica ho visto varie coppie e il tema di ogni primo colloquio era: “Lui/lei è sbagliato/a” oppure “Non comunichiamo, perché lui/lei è sbagliato/a”) ? Stando dalla parte del terapeuta anch’io spesso mi chiedo se la coppia rimarrà “insieme” o se si separerà nel corso dei colloqui.

Mi chiedo quanti terapisti appena ricevono una richiesta di consulenza di coppia si chiedono quali siano i propri obiettivi più inconsci, le proprie premesse alla terapia di coppia … infondo nel gergo comune quando parliamo di terapia s’intende la cura, no?

Cosa vuol dire curare una coppia? Se tra colleghi ci diciamo “curare la coppia” solitamente ci si guarda in modo strano, “curare? Si curano le malattie!”  Beh, però usiamo la parola terapia.

Allora possiamo dire che curiamo, che ci prendiamo cura, che ci “preoccupiamo” (dal latino: cura, preoccupazione) dell’autenticità di ciascun partner e delle comunicazioni tra di essi.

Forse allora non è una terapia di coppia ma una terapia della comunicazione e una terapia di ciascun partner?

 A volte capita che un compito del terapista sia quello di accompagnare una coppia che si sta separando, proprio perché è una richiesta della coppia.

Ricordando le parole di un grande terapeuta, Perls,  circa le relazioni tra le persone (che siano di coppia o di amicizia):

 “Non sono in questo mondo per esaudire le tue aspettative

come tu non sei in questo mondo per esaudire le mie.

Tu sei tu, ed io sono io,

e se per caso ci incontriamo, sarà bellissimo,

altrimenti, non ci sarà nulla da fare.”

Ho citato queste parole non per essere pessimista o per incoraggiare un certo egocentrismo, ma per ricordare a me come terapeuta, ai colleghi, e alle persone che arrivano in terapie per problemi di relazione  la necessità di far fluire la conversazione in terapia, di meravigliarsi dei possibili sviluppi anche imprevedibili, di rispettare l’autenticità di ciascuna persona, e di non partire con idee a priori circa il futuro della terapia e della coppia. Allora la terapia di coppia è anche una scoperta di se stessi, una scoperta di come ci relazioniamo con gli altri, specie con una persona molto vicina.

  Dott. Matteo De Tomi

 


Cosa vuol dire fare una terapia di coppia? Parte prima

Cos’è la terapia di coppia?

 Parlare di terapia della coppia ha un valenza molto importante, infatti vuol dire lavorare su terapia-di-coppia-legnago-243problematiche della relazione, non della singola persona. La stragrande maggioranza delle coppie arriva in terapia con l’idea radicata che il problema è l’altro (“Non mi capisce, sta sempre zitto/a, è geloso/a”) e, espressamente o implicitamente, chiede al terapeuta di “cambiare” il partner. La trappola in cui cade la persona che chiede al terapeuta di modificare l’altro, però non farà altro che rafforzare la persona accusata di essere “sbagliata” (sì, in terapia di coppia si arriva, in certi casi, anche a negativizzare tutta la personalità dell’altro se questa non coincide con le aspettative dell’altro) … “Devi cambiare! Non vai bene così”, quanti sono cambiati quando gli è si è rivolta questa domanda? Come ci si sente?

 Ci sono vari modi di intendere la coppia, il modo forse più utile se vogliamo parlarne senza morale o preconcetti è intendere due persone, con due storie personali, insomma di due persone autentiche con le loro idee che s’incontrano in un dato momento della loro vita e decidono di condividere spazi, tempi, comunicazioni, affetti.

 Quando parlo di “storia personale” intendo un aspetto fondamentale, ovvero: tutti gli apprendimenti cognitivi ed emotivi costruiti fino a quel momento. Questi apprendimenti ci influenzano in maniera significativa, un esempio: perché ci sono persone gelose e altre meno gelose? Perché una persona tende ad arrabbiarsi di meno rispetto ad un’altra per un evento simile? Questo lo spiega moltissimo la storia personale, che è diversa in ognuno di noi. Ognuno di noi, tramite le relazioni in famiglia, con gli amici, con gli insegnanti, ha imparato a rispondere in un certo modo agli eventi e a vederli in un certo particolar modo.

 Ora, nella coppia, data l’intimità e la frequentazione è ovvio che le due storie possono “scontrarsi”: un atteggiamento del partner può attivare nell’altro fastidi che il primo partner nemmeno si sognava di attivare (gli esempi sono pressoché infiniti). Ricordo di una coppia dove, durante le vacanze il marito non portava mai anche la valigia della moglie, per la moglie questo era un segno di maleducazione, ma analizzando la storia del marito venne fuori, ingenuamente, che nella propria famiglia di origine e nelle sue idee un gesto simile voleva dir sminuire la donna, perché la propria madre aveva sempre sognato un’indipendenza mai realizzata. Da quel momento in poi il marito iniziò tranquillamente ad aiutare la moglie con i bagagli.  Questo cosa vuol dire? Che se non si comunica sul problema, o se non si va a fondo si rimane anche per anni con un silenzioso rancore.  

Tutto il rapporto di coppia si  basa sulla comunicazione, che non vuol dire solo “tesoro, ora dobbiamo parlare”, ma vuol dire capire che ogni cosa che facciamo o diciamo è un messaggio per l’altro, e sarà utile in terapia scoprire come si è soliti comunicare e cosa è possibile cambiare per capirsi meglio

Quali funzioni ha il terapeuta?

Il terapeuta è un “allenatore” della coppia. Aiuta i membri della coppia ad esprimere la propria autenticità attivando parti di discussioni che la coppia normalmente forse non tratterebbe. Il terapeuta rende sicura l’area, quindi le persone potranno discutere e mettersi alla prova.

Il terapeuta è un elemento neutrale: non prenderà mai le parti di ciascun membro della coppia, evidenzierà le modalità comunicative dei partner, e proporrà (implicitamente ed esplicitamente) nuove modalità comunicative più utili alla coppia

Qual è lo scopo della terapia?

 Lo scopo lo decide la coppia. Certamente andare in terapia non vuol dire che il terapista farà di tutto perché la coppia rimanga unita. Scopo della terapia per il terapista è dare spazio di interazione, permettere alle persone di esprimere la loro autenticità e mettersi alla prova nella condivisione

        Seconda parte dell’articolo: la scoperta dell’autenticità