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Dott. Fabio Varotto psicologo psicoterapeuta mental coach specialista in ipnosi Ericksoniana

DOC: Iperattività del cervello e disturbo ossessivo compulsivo

DOC MantovaUna ricerca pubblicata recentemente su The American Journal Of Pshychiatry ha evidenziato l’iperattività di una zona del cervello chiamata nucleo caudato nei casi di disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Per capire meglio di cosa stiamo parlando ricordiamo brevemente le caratteristiche del DOC.

Il DOC è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di idee o immagini ricorrenti (ossessioni) e comportamenti ripetitivi (compulsioni) che si presentano spesso associate ad ansia o fobie, ad es. la paura dello sporco.

Un caso tipico, è rappresentato da ossessioni e compulsioni che si presentano a seguito della paura dello sporco (rupofobia). Un esempio tipico di ciò che accade nel DOC è rappresentato nei video seguente tratto dal film “qualcosa è cambiato” con Jack Nicholson. Per avere ulteriori infromazione sulla descrizione e la terapia del DOC potete visitare la pagina dedicata a questo disturbo al seguente link .

Passiamo ora allo studio sperimentale che ha coinvolto 37 volontari, di cui 33 senza disordini di tipo ossessivo compulsivo. I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti all’esperimento di eseguire un  test che consisteva nello schiacciare un pedale per evitare una lieve scossa elettrica, registrando contemporaneamente i segnali provenienti dal cervello dei volontari tramite la risonanza magnetica funzionale. Nei volontari affetti da DOC si è trovata una scarsa propensione a schiacciare il pedale rispetto al gruppo di volontari sani, quasi come se il cervello dei pazianti fosse impegnato in qualche altro compito. I ricercatori pensano che questo fatto sia dovuto ad un’eccessiva attività dei neuroni del nucleo caudato, fondamentale nella gestione delle abitudini e dei comportamenti, registrata tramite la risonanza magnetica.

Fonte:
Functional Neuroimaging of Avoidance Habits in Obsessive-Compulsive Disorder
Claire M. Gillan, Ph.D.; Annemieke M. Apergis-Schoute, Ph.D.; Sharon Morein-Zamir, Ph.D.; Gonzalo P. Urcelay, Ph.D.; Akeem Sule, M.B.B.S., M.R.C.Psych.; Naomi A. Fineberg, M.A., M.R.C.Psych.; Barbara J. Sahakian, Ph.D.; Trevor W. Robbins, Ph.D.

Visitate il nostro sito principale www.modellidicambiamento.com

 

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Fibromialgia sintomi e disturbi – come funziona l’ipnosi in questi casi?

La Fibromialgia  è una malattia reumatica che provoca diversi sintomi e disturbi come dolori muscolari diffusi in tutto il corpo, problemi di insonnia e stanchezza cronica, emicranie, difficoltà di concentrazione ed attenzione, problemi intestinali, ansia e depressione. l’ipnosi nella cura di questa sindrome è stata verificata da recenti ricerche scientifiche (Lauche e coll., 2015; Castele coll., 2012; Hauser e coll., 2009). L’utlimo studio in ordine di tempo è stato pubblicato proprio quest anno da un’equipe tedesca (Zech e collaboratori, 2017) ed ha preso in esame diverse ricerche precedenti sull’argomento. I risultati di questi ricercatori confermano ultriormente ed in modo chiaro l’efficacia dell’ipnosi nella cura della fibromialgia. Vediamo di seguito nel dettaglio come funziona.

Fibromialgia – quali sintomi e disturbi cura l’ipnosi?

 

Dire che l’ipnosi sia una cura per tutti i sintomi della Fibromialgia sarebbe impreciso e fuorviante. Quello che ci dicono le ricerche è che l’ipnosi può essere una delle tante terapie che si  possono utilizzare per migliorare la qualità della vita dei malati attarverso la riduzione di alcuni sintomi e disturbi specifici.

In particolare l’ipnosi:

  1. Riduce e permette di gestire il dolore in modo naturale
  2. Aiuta a dormire meglio
  3. combatte ansia e depressione

 

Fibromialgia – come funziona l’ipnosi?

La terapia ipnotica nei casi di sindrome Fibromialgica è, solitamente, un percorso a breve termine (7 – 10 incontri). Nella prima parte si migliorano principalmente il controllo del dolore ed il sonno, nella seconda parte si utilizza l’ipnosi per trattare i sintomi psicologici (ansia e depressione). Al termine della terapia le pazienti acquisiscono un metodo di autoipnosi e portano quindi “a casa” la tecnica per poterla utilizzare quotidianamente per avere sollievo dai sintomi.

Schematiziamo i passaggi:

  1. Terapia ipnotica del dolore cronico
  2. Terapia ipnotica dell’insonnia o di altri disturbi del sonno
  3. Gestione dell’ansia
  4. Focalizzazione sulle risorse per combattere la depressione

I passaggi potrebbero non seguire quest ordine perché ogni terapia va studiata ed adattata alle esigenze del paziente. I medici e gli psicologi che trattano questo tipo di problema sanno benissimo che ogni malata Fibromialgica ha una storia particolare.

Per avere più informazioni sull’ipnosi potete consultare il sito del nostro studio Modelli di Cambiamento

Se state cercate uno psicologo psicoterapeuta specialista in ipnosi nella cura della Fibromialgia e del dolore cronico potete compilare il modulo qui sotto:

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Stress: amico o nemico?

stress mantovaLo stress fa veramente male? In quali casi lo stress psicologico può avere effetti positivi? In un recente articolo l’Huffington post ha intervistato il dott. Richard Shelton dell’Università di Birningham (Alabama), mettendo in evidenza 5 motivi per cui lo stress, se viene preso come una sfida, può avere effetti positivi. Continua a leggere

Ipnosi e insonnia: L’ipnosi aiuta a dormire meglio?

Che l’ipnosi avesse un ruolo importante nel trattamento dell’insonnia era già stato dimostrato da diversi studi, perché questo accade però è stato scoperto da una ricerca del 2014 condotta dall’Università di Zurigo e pubblicata su Sleep.

Perché l’ipnosi è così efficace nel curare l’insonnia?

Insonnia Ipnosi

S. Dalì, “La persistenza della memoria” – 1931

Secondo i ricercatori Svizzeri l’ipnosi aumenta la durata del sonno cosiddetto ad onde lente che è fondamantale per aiutare le persone a dormire bene e ad ottenere ristoro dal sonno.

Allo studio hanno partecipato settanta giovani donne nelle quali veniva indotta un’ipnosi specifica volta ad aumentare la profondità del sonno. Un secondo gruppo invece riceveva l’ipnosi attraverso una registrazione. Successivamente tutte dormivano per 90 minuti e venivano rilevati i segnali elettroencefalografici. I risultati hanno messo in luce che le donne che ascoltavano l’ipnosi dal terapeuta aumentavano il sonno ad onde lente dell’81% rispetto a quelle che ascoltavano la registrazione.

Questo studio è molto promettente perché indica che l’ipnosi, oltre ad esssere un ottimo metodo per curare l’insonnia, potrebbe aiutare soggetti particolarmente predisposti, come gli anziani o alcuni pazienti con ansia generalizzata, a stabilizzzare i cicli del sonno migliorandone la qualità ed evitando gli effetti colaterali dovuti ai farmaci.

E’ comunque bene ricordare che, nei casi di insonnia, l’ipnosi è molto più efficace se accompagnata da una serie di piccole indicazioni che hanno lo scopo di predisposrre l’organismo a dormire meglio. Ne ricordiamo alcune:

  1. Andare a letto e svegliarsi più o meno sempre alla setssa ora. Quest’abitudine aiuta a regolarizzare i cicli ormonali che facilitano un sonno più profondo.

  2. Se non si riesce ad addromentarsi in circa 15 – 20 minuti, meglio alzarsi ed impegnarsi in attività rilassanti ma seduti su di una poltrona. In questo modo si predispone il fisico al sonno meglio che rimanendo distesi.

  3. Svolgere attività fisica 4 – 6 ore prima di andare a letto. Favorisce la profondità del sonno.

  4. Non assumere alcoolici prima di andare a letto. Facilitano l’ingresso nel sonno ma ne peggiorano la qualità.

(Fonte: Cordi e collaboratori, in Sleep n. 37 – 2014)

 

 

Ipnosi – tra mito e realtà

L’ipnosi viene spesso considerata un’esperienza a metà tra magia e scienza, ma è un fenomeno molto meno misterioso di quanto si pensi… Perché è una modificazione della coscienza che ci capita tutti i giorni, quando siamo assorti.

ipnosi

Ipnosi – Gli errori più comuni a riguardo:

Molte persone pensano che l’ipnosi consista in una manovra attuata con artifici misteriosi per manipolare la volontà altrui… oppure in un metodo per per “scavare” nella parte inconscia di una persona al fine di carpirne i segreti… o in una tecnica in grado di curare miracolosamente ogni tipo di problema…

Sintetizzando, è convinzione diffusa che l’ipnosi sia una specie di magia. Viene spesso accostata, erroneamente, ai fenomeni di possessione, ai rituali voodoo e sciamanici. Quindi l’ipnosi è spesso etichettata, con diffidenza, una “pseudoscienza”.

Ipnosi – un fenomeno naturale

La pratica dell’ipnosi non ha in realtà nulla di strano o di inquietante perché, secondo migliaia di studi scientifici, è un’esperienza normale che viviamo tutti i giorni senza tuttavia chiamarla così. Per esempio quando guardiamo un film o leggiamo un romanzo che ci appassiona, quando ascoltiamo una conferenza coinvolgente o una musica che ci affascina, oppure quando sogniamo a occhi aperti. Tutte le volte che siamo assorti, concentrati, incantati, rapiti da qualcosa che assorbe completamente la nostra attenzione a un punto tale da isolare mentalmente tutto ciò che ci succede intorno e da perdere la concezione del tempo, siamo, nella più semplice delle definizioni, “ipnotizzati”.

Significa che stiamo sperimentando uno stato delle percezioni e della coscienza differente rispetto al normale stato di veglia. Come tutto ciò che il nostro cervello fa, questo stato ha una sua utilità: ci permette infatti di mobilitare e rendere utilizzabili risorse che altrimenti non sarebbero accessibili, con il risultato – per esempio – di migliorare una performance o di facilitare il ripristino dell’equilibrio e del benessere.

Facciamo qualche esempio: ci sono atleti, come Nicolò Campriani medaglia d’oro nel tiro a segno alle olimpiadi di Londra, che la utilizzano per migliorare la concentrazione e la precisione del gesto atletico, artisti che entrano in questo stato per produrre le loro opere, e attori (soprattutto se praticano il famoso “metodo Stanislavskij”) che lo utilizzano per immedesimarsi in un personaggio o per coinvolgere di più gli spettatori.

Detto questo quindi cosa c’entra allora l’ipnosi con la magia?

Ipnosi da palcoscenico 

L’ipnosi, in realtà, fu presentata da subito come un fenomeno misterioso da quello che è considerato il suo “scopritore” nell’era moderna: Franz Anton Mesmer, un personaggio controverso vissuto tra il Settecento e l’Ottocento. Influenzato dalle scoperte della sua epoca (in particolare l’elettricità e il magnetismo, cioè forze invisibili che agiscono sui corpi), Mesmer teorizzò, sulla base di alcune scritture medioevali, la presenza di un fluido magnetico all’interno di tutti gli esseri viventi, definendolo “magnetismo animale”. Questo fluido sarebbe stato in grado, secondo Mesmer, di curare le malattie.

Per sperimentare il magnetismo animale, Mesmer ideò complicati rituali (dall’applicazione di magneti sul corpo del paziente all’imposizione delle mani per irraggiare energia magnetica), provocando in alcune persone stati di “sonnambulismo artificiale”, paralisi temporanee, svenimenti e convulsioni. In altre occasioni i “mesmerizzati” parlavano e rispondevano alle sue domande, per poi dimenticare completamente l’accaduto. Pur trattandosi di effetti spettacolari, la cosa più stupefacente era che atrraverso queste pratiche Mesmer guariva molti sintomi quali cecità e paralisi, successivamente identificati da Freud come sintomi da conversione isterica (oggigiorno parleremo di somatizzazioni anche se i fenomeni da conversione isterica sono praticamente scomparsi nella società odierna). Questa abilità lo rese molto famoso ed apprezzato negli ambienti nobiliari e altoborghesi della fine del ’700. L’ipnosi degli esordi, che ispirò l’inizio della psicoanalisi, era dunque molto diversa da quella “moderna”, più scientifica e sicuramente meno spettacolare.

Questo tipo di esperienze furono riprese in modo eclatante dall’abate De Faria, allievo di Mesmer e padre della cosiddetta “ipnosi da palcoscenico”, una forma di intrattenimento che ha goduto di un certo successo negli anni ’80.

Di solito avviene così: l’ “ipnotizzatore” chiama un volontario dal il pubblico (a meno che non siano già d’accordo l’abilità più grande di questi prestigiatori è identificare il soggetto maggiormente suggestionabile), lo guarda fisso negli occhi usando un linguaggio monotono e ripetitivo, fio a che il malcapitato, su ingiunzione del mago, chiude le palpebre ed ha la sensazione di perdere il controllo del proprio corpo. A quel punto, il soggetto sembra essere costretto ad obbidire a comandi, spesso assurdi o imbarazzanti, imposti dall’ “ipnotizzatore”. Come accenato prima le persone coinvolte in queste esibizioni sono complici dell’ipnotista oppure spettatori particolarmente suggestionabili (senza entrare troppo nello specifico segnaliamo che suggestione ed ipnosi sono scientificamente due cose differenti).

Ma cosa succede quando il “mago” sbaglia bersaglio?

 

 

Da rilevare che questi “ipnotisti” da palcoscenico potrebbero essere denunciati per esercizio abusivo della professione medica poiché in Italia l’utilizzo dell’ipnosi è permesso solo a medici e psicologi psicoterapeuti, in quanto è considerata a tutti gli effetti un procedura medica. Lasciarla praticare a maghi e prestigiatori sarebbe come consegnare loro un bisturi.

Ipnosi regressiva e falsi ricordi

In ambito giuridico, è da sfatare anche la credenza secondo cui l’ipnosi può permettere di ricordare eventi dimenticati utili, per esempio, a ricostruire la scena di un crimine o a formulare accuse. La cosiddetta “ipermnesia”, cioè il potenziamento dei ricordi (molto sfruttata al cinema), è in realtà un fenomeno controverso e non appurato scientificamente. Negli Usa è anche sorta un’associazione, la False Memory Syndrome Foundation, che difende le vittime dei falsi ricordi. Non è dimostrato, infatti, che quanto ricordato sotto ipnosi corrisponda a eventi realmente vissuti, perché gli studi sulla memoria ci dicono che tutti i ricordi sono viziati dall’immaginazione. Una persona, senza esserne consapevole, può inserire nei ricordi scene solo immaginate, e convincersi di averle vissute realmente. In questo modo alcuni spiegano anche le “regressioni a vite passate” ottenute sotto ipnosi anche se il tema continua ad affascinare molti ricercatori.

Ipnosi e psicoterapia ipnotica

Chiarito ogni dubbio sugli usi impropri del metodo, l’ipnosi rimane uno strumento meno spettacolare e più rispettoso dell’individuo: la “nuova ipnosi”, introdotta dallo psichiatra americano Milton Erickson, che ha dato origine ai più accreditati modelli di psicoterapia oggi esistenti.

L’obiettivo dell’ipnosi Ericksoniana è accedere alle risorse inconsce dell’individuo, attivare cioè quella parte della mente in cui vengono raccolte le esperienze e le informazioni apprese nel corso della vita di cui spesso non si ha consapevolezza e che possono essere utili per risolvere una situazione o un sintomo nell’attuale. La parte inconscia della mente, o processo automatico secondo i cognitivisti, viene convenzionalmente situata dai ricercatori nell’emisfero destro del cervello. E’ stato dimostrato, infatti, che la parte sinistra del cervello è la sede delle capacità analitiche, logiche e razionali, quelle che in condizioni di veglia vigile sono dominanti. L’emisfero destro, che si attiva maggiormente negli stati di trance, è invece la sede di intuizione, creatività e immaginazione, ed avrebbe la capacità di dare una maggiore comprensione alle situazioni della vita.

ipnosi

Milton H. Erickson

Durante l’ipnosi, il terapeuta comunica direttamente con la parte inconscia della mente, incoraggiando l’emersione di risorse inconsce e la risoluzione di disturbi psicosomatici attraverso l’attivazione di un sistema di autoregolazione che passa per il sistema limbico – ipotalamico: una perta del cervello che si presume mediare la comunicazione mente – corpo tramite gli ormoni. Per questo come diceva Erickson: «È molto importante che le persone sappiano che il loro inconscio è molto più intelligente di loro».

Come si entra in trance?

Come ognuno sa, attraverso l’ipnosi viene indotta la “trance”, una particolare condizione tra il sonno e la veglia riconoscibile da alcuni segnali. La persona di solito è immobile, seduta o distesa. La respirazione è più profonda, il cuore batte più lentamente. Gli occhi rimangono chiusi o socchiusi; se sono aperti, come durante la cosiddetta ipnosi vigile, quella che usano i tiratori per eseguire colpi più precisi, sono quasi privi di ammiccamento (cioè del riflesso di chiusura delle palpebre). La voce ha un tono diverso ed è un po’ rallentata.  La risposta a stimoli esterni, anche dolorosi come nell’anestesia ipnotica, è ridotta.

Vediamo un esempio di trance nel video seguente

Ipnoterapia

Una volta indotta la trance, l’ipnotista ha di fronte a sé una persona non più imprigionata nei propri schemi mentali ma più “duttile” e propensa la cambiamento e che accetta perciò i messaggi dall’esterno senza il consueto processo di analisi e critica. In questa fase l’ipnotista può comunicare col paziente, che rimane perfettamente consapevole di ciò che dice, e con la sua parte inconscia. questo rende la terapia più completa ed efficace. Non esistono tecniche standard o copioni da recitare: lo stesso Erickson invitava i suoi allievi ad usare la  fantasia, facendosi ispirare dalla persona che avevano davanti perché l’ipnosi Ericksoniana è soprattutto comunicazione. Tutti possono essere ipnotizzati perché, come dicevamo prima, è uno stato naturale. In quest’ottica l’ipnotizzatore non è altro che un “facilitatore” che aiuta la persona a sviluppare lo stato e quindi non glielo impone.

Vediamo un esempio di come si utilizza l’ipnosi in psicoterapia nel video seguente

 

Per approfondire:

Ipnosi – Modelli di Cambiamento

L’ipnosi e le straordinarie innovazioni che Milton Erickson ha portato a questo metodo

Ipnosi e psicoterapia – blog del dott. Fabio Varotto

 

 (Fonte: Focus – articolo di Marta Erba)

 

acufeni terapia e cure

Acufeni terapia e cure naturali – quanto é efficace l’ipnosi?

acufeni terapia e cureLa terapia ipnotica per gli acufeni é stata studiata, assieme ad altre cure naturali e a cure mediche dall’Università del Quebec. Gli studiosi Canadesi hanno verificato l’efficacia di vari metodi tra cui l’ipnosi, la terapia cognitivo comportamentale, l’agopuntura, il tinnitus masking-device, la stimolazione elettromagnetica, il gink biloba ed altri. I risultati di questo studio trovano che tutti questi metodi, quindi anche l’ipnosi, siano parimenti efficaci nella cura degli acufeni. Per cui ripetiamo brevemente come funziona….

L’ipnosi nella cura degli acufeni

Studi precedenti a quello citato del 2014 (Maudoux e collaboratori, 2007; Yazici e collaboratori, 2012) hanno messo in evidenza l’efficacia dell’ipnosi Ericksoniana nel trattamento degli acufeni. Attraverso questa tecnica é possibile “rieducare” la parte più profonda del nostro cervello, quella che regge i processi automatici, a non prestare “automaticamente” attenzione al fischio o al ronzio nell’orecchio discriminando in modo più distinto gli altri suoni. Inoltre attraverso l’ipnosi è possibile migliorare lo stato emotivo dei pazienti con acufeni che spesso sperimentano ansia e depressione e, cosa maggiormente importante per chi soffre di acufeni, migliora il sonno sia facilitando l’addormentamento che garantendo un riposo migliore durante la notte.

Se l’acufene è legato a fattori post traumatici, inoltre, l’ipnosi può lavorare sia direttamente che indirettamente sul trauma dando sollievo all’acufene stesso ed in generale a tutti gli altri sintomi ad esso collegati.

Altri articoli e pagine sugli acufeni:

L’ipnosi Ericksoniana risulta efficace nella terapia degli acufeni

Terapia degli acufeni

attacco di panico in aereo ipnosi paura di volare

Attacco di panico in aereo – curarlo con l’ipnosi

attacco di panico in aereo ipnosi paura di volareL’attacco di panico in aereo e la paura di volare o aerofobia sono un fenomeno più frequente di quanto si possa pensare. Secondo stime recenti circa il 35% degli italiani ha paura di volare e soffre di attacchi di panico in aereo. Neppure i vip ne sono immuni da Jennifer Anishton a Megan Fox molti sono i divi che hanno paura di volare ma vediamo….

Cosa accade durante un attacco di panico in aereo?

Durante un attacco di panico la persona prova un’ansia talmente forte che teme di impazzire o di morire. Ciò accade perché l’aumento del battito cardiaco ed il senso di soffocamento e confusione, dovuti alla’ansia, vengono spesso scambiati per i sintomi di un infarto.

Durante l’attacco di panico in aereo a questi sintomi si associano paure vissute in modo “catastrofico” legate soprattutto al fatto che l’aereo possa cadere e all’impossibilità di muoversi. Spesso infatti la paura di volare è legata al disagio nello stare in un posto chiuso e stretto ed all’idea di non potersi muovere. La cosa che un aerofobico teme di più, com’è facilmente comprensibile, è il vuoto d’aria. Altri momenti critici sono il decollo e l’atterraggio perché le sensazioni fisiche date dal fatto che l’aereo sale o scende di quota vengono vissute in modo molto intenso e provocano quindi molta ansia.

Attacco di panico in aereo cosa fare?

Le ricerche internazionali (Deyob e Epstein, 1977; Spiegel e collaboratori, 1981; Van Gerwen e collaboratori, 2002)  identificano l’ipnosi associata alla terapia cognitivo comportamentale come trattamento d’elezione nei casi di aerofobia. Se la paura di volare non fa parte di un problema d’ansia più generale ma si tratta di una fobia specifica per l’aereo, il trattamento si conclude nel breve termine: 5 – 8 incontri.

Nell’arco di questi incontri si utilizzano tecniche volte a desensibilizzare, ovvero ad “abbassare”, il livello d’ansia collegato all’esperienza del volo, e tecniche di ipnosi Ericksoniana per “aggiornare” esperienze del passato in cui la persona ha provato il panico in aereo, rivivendole con nuove risorse. Questo perché le ricerche sulla memoria hanno dimostrato che l’esperienza del panico nel presente è “supportata” da quelle che la persona ha vissuto nel passato. Rielaborare alcune di queste situazioni passate favorisce quindi la risoluzione del panico nel presente.

Infine viene insegnata al paziente una tecnica di autoipnosi da utilizzare nei momenti critici del volo (decollo, atterraggio ed eventuale vuoto d’aria) di modo che la persona abbia una risorsa in più per frontaggiare la paura del volo. Molti pazienti apprezzano e trovano molto efficace quest’ultima tecnica che viene vista dai più come una sorta di “barriera protettiva” contro l’ansia durante il volo.

Per avere maggiori informazioni sulla terapia degli attacchi di panico potete leggere anche:

Terapia degli attacchi di panico

 

Ipnosi e dieta: ciò che mangiamo può influire sulle nostre emozioni?

Siamo quello che mangiamo?ipnosi e dieta

Nel film documentario “Super size me” l’autore, Morgan Spurlock mangia per un mese cibo di fast food ed il suo umore viene così descritto: “lunatico, irascibile, infelice. Tutto ciò dopo la cosiddetta dieta junk food.
Chiaro che quella del film non è una statistica ma un’esperienza puramente personale. Più scientifico invece è lo studio dell’endocrinologo svedese Nystrom che, nel 2010, ha sottoposto 18 volontari alle dieta “fast food” con l’indicazione di condurre una vita sedentaria per un mese. Il risultato? tutti e 18 i partecipanti all’esperimento provavano le stesse emozioni descritte nel film e l’intensità di queste era proporzionale alla quantità di cibo ingerito.

Secondo una ricerca spagnola i principali responsabili dell’alterazione dell’umore in questi casi sembrano essere gli acidi grassi trans: presenti nelle patatine fritte e nei chicken nuggets.  Altri studi invece evidenziano gli effetti positivi sulle emozioni degli acidi grassi omega-3, presenti soprattutto nel salmone (2,6%), acciuga (2.1%), aringa atlantica(2,0).

Ma una dieta sana ed equilibrata è sempre sinonimo di serenità e benessere psicologico?

In realtà, pur essendo le ricerche che abbiamo citato fonti più che autorevoli, la questione è molto più complessa. Lo sa bene chi si approccia ad una dieta col preciso scopo di perdere peso. Spesso rinunciare a dolci ed alimenti gustosi in favore di prodotti meno calorici ma sicuramente meno saporiti, produce, almeno in alcune persone, altrettanta frustrazione che quella provata dai soggetti sperimentali di Nystrom.
Ma perché accade ciò?
I motivi sono ancora poco noti alla scienza ma, come accade per molte problematiche, le ricerche sperimentali danno risultati un po’ più certi sulle metodiche che si possono utilizzare per mantenere la dieta limitando disagio e frustrazione.

Ipnosi e dieta

Studi recenti (Entwistle e collaboratori, 2014) hanno identificato l’ipnosi, in associazione ad alcune indicazioni derivate da approcci cognitivo comportamentali, come un valido aiuto per chi vuole intraprendere una dieta ma incontra diffcoltà. Secondo questa ricerca il metodo è risultato efficace anche in casi di obesità e nel controllo della dieta per i diabetici.

Gli scopi di questo trattamento sono:

  1. Aumentare e sostenere la motivazione alla dieta
  2. Limitare il disagio emotivo e la frustrazione
  3. Limitare, ove sono presenti, comportamenti impulsivi e abbuffate

Per approfondire potete consultare anche i seguenti articoli:

Ipnosi per dimagrire: funziona veramente?

TMB (Training Motivazionale Breve) – Modelli di Cambiamento

 

L’ipnosi funziona nella sindrome dell’intestino irritabile?

Ipnosi intestino irritabile

L’ipnosi é un metodo efficace per ridurre i sintomi gastrointestinali e psicologici nella sindrome dell’intestino irritabile.

L’ennesima conferma arriva da una meta analisi condotta da alcuni ricercatori dell’Università di Seoul e si aggiungenge alle ormai migliaia di studi che confermano l’efficacia dell’ipnosi nel curare la sindrome dell’intestino irritabile. Nel mondo scientifico di sicuro non parliamo di una novità, visto che i primi risultati positivi risalgono ormai al 1984, anche se questa metodica, soprattutto in Italia, fatica a diffondersi.

Nello studio in esame sono state analizzate 7 ricerche per un totale di 374 pazienti con sindrome dell’intestino irritabile. I risultati mettono in evidenza l’efficacia della terapia ipnotica nel ridurre i sintomi tipici di questa sindrome tra cui dolore e gonfiore addominale. Si riscontra inoltre un notevole miglioramento nella qualità della vita dei pazineti. Quest ultimo dato é d’importanza fondamentale poiché, attualmente, non esiste una cura definitiva per questa malattia e quindi il fatto che attraverso l’ipnosi i pazienti affetti da sindrome del colon irritabile possano condurre una vita più serena e con meno limitazioni é di sicuro un dato incoraggiante per quanti sono affetti da questo problema che in Italia colpisce, secondo le ultime stime, circa 200 mila persone prevalentemente tra i 20 ed i 35 anni.

Ricordiamo brevemente quali sono gli scopi dell’ipnosi nella cura dell’intestino irritabile:

  1. Aumentare lo stato di benessere psicofisico attraverso un rilassamento ipnotico mirato.
  2. Modificare, a livello profondo, la percezione dei sintomi di modo da diminuirne intensità e frequenza.
  3. Sviluppare sensazioni intestinali piacevoli di rilassamento e calma.
  4. Limitare la risposta intestinale, e quindi l’attivazione dei sintomi, dovuta allo stress favorendo lo sviluppo di risorse interne per fronteggiare le situazioni che provocano disagio.
  5. Istruire il paziente affinché possa utilizzare l’autoipnosi per proprio conto ogni volta che ne sente il bisogno, di modo da renderlo autonomo, e quindi capace, nella gestione dei sintomi.

Potete approfondire questo argomento ai seguenti link sull’ipnosi e la sindrome del colon irritabile:

Terapia dell’intestino irritabile

L’uso dell’Ipnosi nella Sindrome dell’Intestino Irritabile: un metodo efficace da quasi 30 anni.

Psicosomatica – Modelli di Cambiamento

(Fonte: Lee, Choi e Choi in Journal of Neurogastroenterology and Motility, n. 30 – 2014)

Ipnosi per smettere di fumare: quanto é efficace?

ipnosi-smettere-di-fumareUno studio di quest anno condotto da alcuni ricercatori dell’univrsità del Massachusetss ha messo in luce la maggiore efficacia dell’ipnosi per smettere di fumare rispetto alla terapia farmacologica (nicotine replacement therapy – NRT).

La ricerca ha coinvolto 164 soggetti suddivisi in 3 gruppi sperimentali. Il primo gruppo (41 soggetti) riceveva la terapia farmacologica (NRT) per 30 giorni, il secondo (39 soggetti) faceva una seduta di 90 minuti di ipnoterapia, il terzo (37 soggetti) combinava la terapia farmacologica con l’ipnosi. Tutti i gruppi sono stati confrontati con un gruppo di 35 soggetti che avevano rifiutato il trattamento.

I risultati dimostrano che chi faceva l’ipnosi viveva meglio la condizione di “non fumatore” rispetto al gruppo col solo trattamento farmacologico. Il gruppo che combinava i due trattamenti invece non differiva significativamente rispetto a quello con la sola ipnosi. Dopo 26 settimane il livello di astinenza dal fumo era tre volte superiore nei soggetti che avevano ricevuto il trattamento con ipnosi.

Sulla base di questi dati gli autori di questo articolo concludono che l’ipnosi possa essere un valido aiuto per chi vuole smettere di fumare, seppur non sottovalutando la NRT che è un trattamento consolidato ormai da anni.

Questi dati vengono da una fonte autorevole e sono assolutamente condivisibili, anche se é bene specificare che l’ipnosi non é assolutamente una panacea per chi vuole smettere di fumare. Tutte le meta analisi condotte sull’argomento infatti mettono in luce che, sebbene l’ipnoterapia sia un valido aiuto, non può prescindere dalla motivazione soggettiva a smettere. Per questo prima di iniziare un’ipnoterapia per smettere di fumare é sempre meglio fare un’indagine approfondita sui motivi per cui la persona vuole smettere e sul livello di dipendenza di modo da tarare modi e tempi del trattamento che rimane comunque un training motivazionale breve (TMB) che si conclude in un massimo di 5 incontri.

(Fonte: Hasan e collaboratori in Complementary Therapies in Medicine, n. 22 – 2014)