Ipnosi – tra mito e realtà

L’ipnosi viene spesso considerata un’esperienza a metà tra magia e scienza, ma è un fenomeno molto meno misterioso di quanto si pensi… Perché è una modificazione della coscienza che ci capita tutti i giorni, quando siamo assorti.

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Ipnosi – Gli errori più comuni a riguardo:

Molte persone pensano che l’ipnosi consista in una manovra attuata con artifici misteriosi per manipolare la volontà altrui… oppure in un metodo per per “scavare” nella parte inconscia di una persona al fine di carpirne i segreti… o in una tecnica in grado di curare miracolosamente ogni tipo di problema…

Sintetizzando, è convinzione diffusa che l’ipnosi sia una specie di magia. Viene spesso accostata, erroneamente, ai fenomeni di possessione, ai rituali voodoo e sciamanici. Quindi l’ipnosi è spesso etichettata, con diffidenza, una “pseudoscienza”.

Ipnosi – un fenomeno naturale

La pratica dell’ipnosi non ha in realtà nulla di strano o di inquietante perché, secondo migliaia di studi scientifici, è un’esperienza normale che viviamo tutti i giorni senza tuttavia chiamarla così. Per esempio quando guardiamo un film o leggiamo un romanzo che ci appassiona, quando ascoltiamo una conferenza coinvolgente o una musica che ci affascina, oppure quando sogniamo a occhi aperti. Tutte le volte che siamo assorti, concentrati, incantati, rapiti da qualcosa che assorbe completamente la nostra attenzione a un punto tale da isolare mentalmente tutto ciò che ci succede intorno e da perdere la concezione del tempo, siamo, nella più semplice delle definizioni, “ipnotizzati”.

Significa che stiamo sperimentando uno stato delle percezioni e della coscienza differente rispetto al normale stato di veglia. Come tutto ciò che il nostro cervello fa, questo stato ha una sua utilità: ci permette infatti di mobilitare e rendere utilizzabili risorse che altrimenti non sarebbero accessibili, con il risultato – per esempio – di migliorare una performance o di facilitare il ripristino dell’equilibrio e del benessere.

Facciamo qualche esempio: ci sono atleti, come Nicolò Campriani medaglia d’oro nel tiro a segno alle olimpiadi di Londra, che la utilizzano per migliorare la concentrazione e la precisione del gesto atletico, artisti che entrano in questo stato per produrre le loro opere, e attori (soprattutto se praticano il famoso “metodo Stanislavskij”) che lo utilizzano per immedesimarsi in un personaggio o per coinvolgere di più gli spettatori.

Detto questo quindi cosa c’entra allora l’ipnosi con la magia?

Ipnosi da palcoscenico 

L’ipnosi, in realtà, fu presentata da subito come un fenomeno misterioso da quello che è considerato il suo “scopritore” nell’era moderna: Franz Anton Mesmer, un personaggio controverso vissuto tra il Settecento e l’Ottocento. Influenzato dalle scoperte della sua epoca (in particolare l’elettricità e il magnetismo, cioè forze invisibili che agiscono sui corpi), Mesmer teorizzò, sulla base di alcune scritture medioevali, la presenza di un fluido magnetico all’interno di tutti gli esseri viventi, definendolo “magnetismo animale”. Questo fluido sarebbe stato in grado, secondo Mesmer, di curare le malattie.

Per sperimentare il magnetismo animale, Mesmer ideò complicati rituali (dall’applicazione di magneti sul corpo del paziente all’imposizione delle mani per irraggiare energia magnetica), provocando in alcune persone stati di “sonnambulismo artificiale”, paralisi temporanee, svenimenti e convulsioni. In altre occasioni i “mesmerizzati” parlavano e rispondevano alle sue domande, per poi dimenticare completamente l’accaduto. Pur trattandosi di effetti spettacolari, la cosa più stupefacente era che atrraverso queste pratiche Mesmer guariva molti sintomi quali cecità e paralisi, successivamente identificati da Freud come sintomi da conversione isterica (oggigiorno parleremo di somatizzazioni anche se i fenomeni da conversione isterica sono praticamente scomparsi nella società odierna). Questa abilità lo rese molto famoso ed apprezzato negli ambienti nobiliari e altoborghesi della fine del ’700. L’ipnosi degli esordi, che ispirò l’inizio della psicoanalisi, era dunque molto diversa da quella “moderna”, più scientifica e sicuramente meno spettacolare.

Questo tipo di esperienze furono riprese in modo eclatante dall’abate De Faria, allievo di Mesmer e padre della cosiddetta “ipnosi da palcoscenico”, una forma di intrattenimento che ha goduto di un certo successo negli anni ’80.

Di solito avviene così: l’ “ipnotizzatore” chiama un volontario dal il pubblico (a meno che non siano già d’accordo l’abilità più grande di questi prestigiatori è identificare il soggetto maggiormente suggestionabile), lo guarda fisso negli occhi usando un linguaggio monotono e ripetitivo, fio a che il malcapitato, su ingiunzione del mago, chiude le palpebre ed ha la sensazione di perdere il controllo del proprio corpo. A quel punto, il soggetto sembra essere costretto ad obbidire a comandi, spesso assurdi o imbarazzanti, imposti dall’ “ipnotizzatore”. Come accenato prima le persone coinvolte in queste esibizioni sono complici dell’ipnotista oppure spettatori particolarmente suggestionabili (senza entrare troppo nello specifico segnaliamo che suggestione ed ipnosi sono scientificamente due cose differenti).

Ma cosa succede quando il “mago” sbaglia bersaglio?

 

 

Da rilevare che questi “ipnotisti” da palcoscenico potrebbero essere denunciati per esercizio abusivo della professione medica poiché in Italia l’utilizzo dell’ipnosi è permesso solo a medici e psicologi psicoterapeuti, in quanto è considerata a tutti gli effetti un procedura medica. Lasciarla praticare a maghi e prestigiatori sarebbe come consegnare loro un bisturi.

Ipnosi regressiva e falsi ricordi

In ambito giuridico, è da sfatare anche la credenza secondo cui l’ipnosi può permettere di ricordare eventi dimenticati utili, per esempio, a ricostruire la scena di un crimine o a formulare accuse. La cosiddetta “ipermnesia”, cioè il potenziamento dei ricordi (molto sfruttata al cinema), è in realtà un fenomeno controverso e non appurato scientificamente. Negli Usa è anche sorta un’associazione, la False Memory Syndrome Foundation, che difende le vittime dei falsi ricordi. Non è dimostrato, infatti, che quanto ricordato sotto ipnosi corrisponda a eventi realmente vissuti, perché gli studi sulla memoria ci dicono che tutti i ricordi sono viziati dall’immaginazione. Una persona, senza esserne consapevole, può inserire nei ricordi scene solo immaginate, e convincersi di averle vissute realmente. In questo modo alcuni spiegano anche le “regressioni a vite passate” ottenute sotto ipnosi anche se il tema continua ad affascinare molti ricercatori.

Ipnosi e psicoterapia ipnotica

Chiarito ogni dubbio sugli usi impropri del metodo, l’ipnosi rimane uno strumento meno spettacolare e più rispettoso dell’individuo: la “nuova ipnosi”, introdotta dallo psichiatra americano Milton Erickson, che ha dato origine ai più accreditati modelli di psicoterapia oggi esistenti.

L’obiettivo dell’ipnosi Ericksoniana è accedere alle risorse inconsce dell’individuo, attivare cioè quella parte della mente in cui vengono raccolte le esperienze e le informazioni apprese nel corso della vita di cui spesso non si ha consapevolezza e che possono essere utili per risolvere una situazione o un sintomo nell’attuale. La parte inconscia della mente, o processo automatico secondo i cognitivisti, viene convenzionalmente situata dai ricercatori nell’emisfero destro del cervello. E’ stato dimostrato, infatti, che la parte sinistra del cervello è la sede delle capacità analitiche, logiche e razionali, quelle che in condizioni di veglia vigile sono dominanti. L’emisfero destro, che si attiva maggiormente negli stati di trance, è invece la sede di intuizione, creatività e immaginazione, ed avrebbe la capacità di dare una maggiore comprensione alle situazioni della vita.

ipnosi

Milton H. Erickson

Durante l’ipnosi, il terapeuta comunica direttamente con la parte inconscia della mente, incoraggiando l’emersione di risorse inconsce e la risoluzione di disturbi psicosomatici attraverso l’attivazione di un sistema di autoregolazione che passa per il sistema limbico – ipotalamico: una perta del cervello che si presume mediare la comunicazione mente – corpo tramite gli ormoni. Per questo come diceva Erickson: «È molto importante che le persone sappiano che il loro inconscio è molto più intelligente di loro».

Come si entra in trance?

Come ognuno sa, attraverso l’ipnosi viene indotta la “trance”, una particolare condizione tra il sonno e la veglia riconoscibile da alcuni segnali. La persona di solito è immobile, seduta o distesa. La respirazione è più profonda, il cuore batte più lentamente. Gli occhi rimangono chiusi o socchiusi; se sono aperti, come durante la cosiddetta ipnosi vigile, quella che usano i tiratori per eseguire colpi più precisi, sono quasi privi di ammiccamento (cioè del riflesso di chiusura delle palpebre). La voce ha un tono diverso ed è un po’ rallentata.  La risposta a stimoli esterni, anche dolorosi come nell’anestesia ipnotica, è ridotta.

Vediamo un esempio di trance nel video seguente

Ipnoterapia

Una volta indotta la trance, l’ipnotista ha di fronte a sé una persona non più imprigionata nei propri schemi mentali ma più “duttile” e propensa la cambiamento e che accetta perciò i messaggi dall’esterno senza il consueto processo di analisi e critica. In questa fase l’ipnotista può comunicare col paziente, che rimane perfettamente consapevole di ciò che dice, e con la sua parte inconscia. questo rende la terapia più completa ed efficace. Non esistono tecniche standard o copioni da recitare: lo stesso Erickson invitava i suoi allievi ad usare la  fantasia, facendosi ispirare dalla persona che avevano davanti perché l’ipnosi Ericksoniana è soprattutto comunicazione. Tutti possono essere ipnotizzati perché, come dicevamo prima, è uno stato naturale. In quest’ottica l’ipnotizzatore non è altro che un “facilitatore” che aiuta la persona a sviluppare lo stato e quindi non glielo impone.

Vediamo un esempio di come si utilizza l’ipnosi in psicoterapia nel video seguente

 

Per approfondire:

Ipnosi – Modelli di Cambiamento

L’ipnosi e le straordinarie innovazioni che Milton Erickson ha portato a questo metodo

Ipnosi e psicoterapia – blog del dott. Fabio Varotto

 

 (Fonte: Focus – articolo di Marta Erba)