Psicoterapia

Il termine psicoterapia si riferisce a qualunque tipo consulenza basata sullo scambio di parole nell’ambito del rapporto tra uno specialista della salute mentale e una persona alla ricerca di aiuto. Grazie all’utilizzo delle tecniche psicoterapeutiche è possibile influire sul modo in cui una persona reagisce davanti alla realtà, ai propri sintomi e alle proprie emozioni.
Il modello scientifico che condividiamo e utilizziamo nei nostri interventi di psicoterapia è quello che proviene dalle opere di Milton Erickson (famoso ipnotista di Phoenix – Arizona) –www.erickson-foundation.org e www.hypnosis.it .

DIAGNOSI

Disturbi dell’umore
Vi è mai capitato di provare sensazioni di tristezza, vuoto, ecc. che si protraggono nel tempo? Di piangere spesso? Di non provare piacere o interesse nell’attività che fino a poco prima vi procuravano soddisfazione?
Quelle che avete appena letto sono alcune domande che vi possono orientare nel capire se siete in presenza di questo tipo di disturbi.
Se il tono dell’umore è prevalentemente basso quasi tutti i giorni, più volte nell’arco della giornata, per un periodo superiore a due settimane siete in presenza di un disturbo di tipo depressivo.
Ecco un elenco delle cose che accadono quando si è depressi:

• perdita di interesse e di piacere per un periodo di almeno due settimane consecutive;
• difficoltà nel prendere decisioni e di concentrazione;
• alterazioni dell’appetito e del sonno;
• ricorrenti pensieri di morte e ideazione suicidaria;
• umore triste e irritabilità.

Disturbi d’Ansia
In certe situazioni vi capita di aver paura di perdere il controllo, di impazzire e vi viene voglia di scappare? Tremate, sudate, avete tachicardia senza apparente motivo? Avete paura di soffocare o svenire?
Questo tipo di sintomi appartengono ai disturbi d’ansia.
Il più conosciuto è l’Attacco di Panico e talvolta è talmente forte da richiedere l’intervento del pronto soccorso.
Ecco un elenco delle cose che accadono quando si è ansiosi:

• improvvisamente si prova un’intensa paura o terrore che qualcosa di catastrofico possa accedere;
• tachicardia, respiro affannoso, paura di soffocare, tremori, sudorazione abbondante;
• si avverte paura di impazzire o di morire o entrambe;
• paura di perdere il controllo;
• determinati luoghi o situazioni provocano ansia e allora si tende ad evitarli come strategia per risolvere il problema;
• rituali (comportamenti ripetitivi) messi in atto per contenere l’ansia;
• alcune idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti, che “non ci appartengono”, creano ansia e si fa fatica a non pensarci.

Disturbo di panico
Vi è mai capitato di avere paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire in situazioni apparentemente tranquille? In questi casi tremate, sudate, il cuore vi batte forte senza apparente motivo? Avete paura di soffocare o svenire?
Questi sono i segnali che caratterizzano un Attacco di Panico e che spesso spingono le persone a chiedere un aiuto psicologico.
Lo scopo della terapia per gli attacchi di panico è evitare che situazioni del passato, vissute come abbiamo descritto sopra, possano condizionare negativamente situazioni del presente.
Vi è mai capitato di dire: “Se vivessi adesso quell’esperienza sarebbe tutto diverso”? Grazie all’Ipnosi Ericksoniana è possibile fare proprio questo, cioè rivivere esperienze del passato come se fossero attuali. Questo permette di poter affrontare il problema grazie alle risorse disponibili nel presente. A titolo di esempio porteremo alcuni casi tratti dalla nostra esperienza clinica. Per garantire la privacy dei pazienti utilizzeremo dei nomi di fantasia.

Caso 1: Pietro si è rivolto al nostro studio perchè mentre guidava l’auto gli capitava di avere la sensazione di perdere il controllo, aveva tremori, aumento del battito cardiaco e sensazione di soffocamento. Questa condizione lo obbligava spesso a fermarsi ed uscire dall’auto per respirare. Un attacco durava circa 15- 20 minuti. Dopo cinque sedute Pietro ha iniziato a vedere i primi miglioramenti che consistevano nel fatto che gli attacchi duravano solo qualche minuto e non era più costretto a fermarsi. Dopo quindici incontri i disturbi sono scomparsi e i risultati perdurano tutt’ora.

Caso 2: A Silvia era capitato di sentirsi svenire all’interno di un supermercato molto affollato. Aveva provato anche forti dolori al petto e la sensazione che il battito cardiaco aumentasse, tanto che temeva di morire. Dopo questa esperienza Silvia evitava di andare al supermercato. Nell’arco dei primi otto incontri la sensazione di panico era molto diminuita e Silvia aveva iniziato ad andare ancora al supermercato accompagnata dal marito. Alla fine della terapia Silvia riusciva a fare la spesa tranquillamente da sola.

Caso 3: Marco iniziava a sudare e a sentirsi a disagio in luoghi con molta gente (ad es.: piazze o autobus) e questo condizionava molto i suoi spostamenti tanto che, per non stare male, aveva iniziato a non uscire più di casa. Nell’arco dei primi sei incontri Marco aveva iniziati ad uscire di nuovo rimanendo nel suo quartiere. Alla fine della terapia ha intrapreso un viaggio all’estero con la fidanzata.

Disturbi Somatoformi
Siete costantemente preoccupati per il vostro stato di salute? Avete sintomi fisici di vario tipo? Avete spesso nausea? Avvertite dolori alla testa, all’addome, alle articolazioni, alla schiena, al torace? Avete sperimentato problemi relativi alla coordinazione o all’equilibrio oppure paralisi localizzate? Sperimentate perdita di sensibilità al tatto o al dolore?
Nel caso in cui, a seguito di controlli ed esami medici, si possa escludere l’origine organica dei disturbi, essi potrebbero avere un’origine di natura psicologica.
Ecco un breve elenco dei sintomi che si manifestano:

• frequenti le lamentele gastrointestinali;
• problemi di coordinazione o di equilibrio;
• stanchezza cronica;
• dolore che causa disagio e difficoltà nel funzionamento sociale;
• preoccupazioni riguardo alla paura di avere una grave malattia fisica.

Disturbi Dissociativi
Vi è mai capitato di sentirvi distaccati dal corpo o dalla mente osservandovi dall’esterno? Vi ritrovate in luoghi o situazioni e non ricordate come ci siete arrivati? Le vostre percezioni del tempo sono distorte? Quando pensate a voi stessi provate un certo grado di confusione rispetto a chi siete? Non riconoscete come vostri oggetti, lettere, scritti che sembrano vi appartengano? Non ricordate di alcune esplosioni violente di ira o di come vi siete procurati certe ferite?
Spesso questo tipo di manifestazioni è collegato ad eventi del passato o ad eventi traumatici e ad alto stress.
Ecco un breve elenco dei sintomi che si manifestano:

• lacune nei ricordi di episodi in cui ci si è feriti o ci sono state esplosioni violente di ira;
• sensazione di essere e di agire come un automa;
• sensazione di vivere in un film o in un sogno;
• sensazione di perdere il controllo delle azioni;
• mancanza di reazioni affettive;
• allontanamenti improvvisi per ore o giorni senza apparente motivo.

Disturbi Sessuali e dell’Identità di Genere
La sessualità è un aspetto integrante dell’identità della persona. La relazione intima di natura sessuale può essere gratificante ma in alcuni casi può rivelarsi problematica a causa di blocchi emotivi o psicologici.
Pensando alla vita sessuale: hai mai provato o stai provando un senso di ansia, sofferenza, insoddisfazione o frustrazione? Hai problemi relativi alla durata dell’erezione o di eiaculazione precoce? Il tuo interesse per l’attività e le fantasie sessuali è diminuito da un po’ di tempo a questa parte? Provi dolore, fastidi, bruciori, ecc. durante il rapporto?
Questo tipo di sintomi potrebbe essere indicatore di difficoltà a livello psicologico che si riflettono nella sessualità, sempre se le analisi fatte e il parere medico hanno escluso patologie di tipo organico.
Ecco un elenco di cose che accadono:

• riduzione del desiderio e della ricerca di intimità sessuale;
• difficoltà di eccitamento o di raggiungimento dell’orgasmo;
• dolore durante il rapporto, sia nelle donne che negli uomini;
• intensi impulsi, inusuali fantasie ricorrenti, che creano disagio significativo.

Disturbi dell’Alimentazione
Vi capita di non riuscire a controllare quanto mangiate? Vi abbuffate e poi vomitate? Siete spesso a dieta e preoccupati in maniera ossessiva del vostro peso? Vi sentite grassi anche se vi dicono il contrario? Tra i disturbi dell’alimentazione i più comuni sono: l’obesità (caratterizzata da un costante aumento di peso in seguito all’ingestione di quantità notevoli e non necessarie di cibo), la bulimia (se invece le abbuffate incontrollate si concludono con il vomito o l’uso di lassativi), l’anoressia (se si è eccessivamente preoccupati del proprio peso e ci sottopone a diete ferree).
Ecco un elenco di cose che accadono:

• dimagrimento evidente in un breve arco di tempo;
• aumento evidente e incontrollato del peso;
• vomito provocato come tentativo di controllare il peso;
• utilizzo di lassativi e/o diuretici e ci si attiene a una dieta ferrea;
• grande timore di ingrassare;
• autostima condizionata eccessivamente dalla forma e dal peso corporeo;
• alterazione della percezione del proprio corpo.

Problemi Caratteriali
Vi capita di rimanere eccessivamente feriti dalle normali critiche che vi vengono fatte? Avete spesso paura di restare soli? Trovate difficoltà a fidarvi di chi vi sta attorno anche se non ve ne danno motivo? Siete rigidi nell’instaurare nuove relazioni, sia amicali che amorose? Vi dicono che siete eccessivamente preoccupati dei dettagli e tendete alla perfezione? Emozioni ed impulsi sono difficili da gestire? Avete necessità di continue attenzioni dal partner o da chi vi è vicino? Se vi riconoscete in uno o in più di questi modi di essere, e che non sono legati a determinati periodi ma sono una costante nella vostra modalità di relazionarvi, probabilmente ci troviamo di fronte a problemi caratteriali. L’intervento in questo caso si avvale di modalità differenti rispetto ai precedenti problemi e richiede un periodo più lungo di trattamento, che viene pianificato solitamente dopo una condivisione della diagnosi con lo specialista.
Di seguito troverete descrizioni esemplificative di alcuni tipi di carattere:

• il primo tipo di carattere proposto si distingue per una certa tendenza ad evitare i contatti sociali e ad instaurare relazioni intime. Sono presenti sentimenti di inadeguatezza ed ipersensibilità al giudizio negativo, sia rispetto all’immagine che si ha di sé, sia rispetto al giudizio che altri potrebbero dare sulla propria persona;
• in un altro tipo di carattere si può osservare una certa tendenza all’instabilità nelle relazioni con gli altri, nell’immagine di sé e nell’umore. Si osserva una certa impulsività in alcune aree come il sesso, lo spendere, comportamenti pericolosi (abuso sostanze, guida spericolata). Sono presenti momenti di rabbia intensa immotivata e sentimenti di vuoto;
• altri tipi di carattere richiedono, tendenzialmente, una notevole quantità di consigli e rassicurazioni nel prendere decisioni quotidiane. C’è una costante apprensione relativa alla paura di un abbandono da parte del partner, in quanto restare da solo crea disagio. C’è una tendenza a non esprimere disaccordo verso gli altri;
• alcuni tipi di carattere sono propensi a stare al “centro della scena” e si sentono un po’ a disagio quando non lo sono; le emozioni tendono ad essere mutevoli ed intense, spesso viene utilizzato l’aspetto fisico per attrarre e sedurre. Si tratta di caratteri che si lasciano influenzare dagli altri e dalle circostanze;
• altri ancora hanno una tendenza all’irritabilità e all’impulsività. Vi è un’incoerenza nel comportamento lavorativo e nel rispetto degli obblighi presi. Frequenti sono anche le aggressioni sia fisiche che verbali;
• ci sono alcuni tipi di carattere che richiedono ammirazione, trattamenti speciali o soddisfazione immediata delle aspettative. Vi è la tendenza ad essere invidiosi degli altri e si fatica a riconoscere i sentimenti e le necessità altrui;
• altri ancora tendono ad essere un po’ troppo preoccupati per l’ordine, i dettagli, le regole. Le persone con questo tipo di carattere tendono a lavorare da soli, faticano a delegare i compiti a meno che non ci si attenga alla loro regole. Si tratta di gran lavoratori che talvolta rinunciano a svaghi e amicizie;
• ci sono alcuni tipi di persone che sono piuttosto diffidenti degli altri e per questo tendono a non confidarsi con amici e colleghi verso i quali nutrono, spesso ingiustificatamente, dubbi circa la loro lealtà e/o affidabilità. C’è una tendenza alla sospettosità verso il coniuge o il partner riguardo alla fedeltà. Si è portati a credere senza ragione sufficiente di essere sfruttati, danneggiati o ingannati. Spesso si registra anche la tendenza al rancore;
• altre persone vengono viste come solitarie, non mostrano interesse per relazioni strette incluso il far parte di una famiglia, non hanno amici stretti eccetto parenti di primo grado. Mostrano distacco sia per le lodi che per le critiche e provano poco piacere nelle attività che svolgono;
• l’ultimo tipo di persona che proponiamo tende ad avere credenze particolari che ne influenzano il comportamento, tende a mostrare comportamenti o un aspetto eccentrico o peculiare, prova molta ansia sociale che non diminuisce anche quando aumenta la familiarità, in quanto sospettoso verso gli altri. Tende ad avere esperienze percettive insolite.
Ovviamente questo elenco non si propone di essere esaustivo, né tantomeno completo. È probabile infatti che, ad una prima lettura, ci si possa riconoscere in più descrizioni.
Le combinazioni possono essere le più svariate in quanto ognuno di noi è unico.
La classificazione da noi proposta è stata elaborata sulla base di tendenze ad avere certe caratteristiche che si presentano assieme più spesso di altre e che mostrano stabilità nel tempo.
Quello che vogliamo dire è che ogni tipologia di carattere si costruisce attorno a dei tratti tipici, a degli atteggiamenti o a degli schemi di pensiero che si attivano allo stesso modo in situazioni differenti. Ecco perché si parla di problemi caratteriali: perché ci si comporta allo stesso modo anche in situazioni che richiedono altri atteggiamenti ma che non riusciamo ad avere a causa della rigidità implicita dei nostri tratti caratteriali.

DIAGNOSI INFANZIA

Cos’ha mio figlio?
Spesso questa è la domanda che viene posta allo psicologo. I genitori che si rivolgono a noi riportano osservazioni come le seguenti:

• mio figlio è sempre teso, irritabile, negativo, butta via i giocattoli dopo solo un minuto che ha iniziato a giocare…
• mio figlio non sta fermo un secondo, continua a muoversi, non riesce a rimanere concentrato un minuto…
• quando ci sono gli amichetti se ne sta in disparte, sembra che abbia timore di loro, non lega tanto facilmente…
• ha bisogno di molte rassicurazioni prima di cimentarsi in qualcosa di nuovo…
• sono preoccupata perché dorme poco e mangia molto rispetto al solito…
• si lamenta spesso di essere stanco, è triste, non gioca più con i giocattoli che gli piacevano tanto fino a poco tempo fa…
• non riesco a fargli fare i compiti. A scuola, mi ha detto la maestra, ha picchiato un altro bambino e sono un po’ preoccupata perché non è la prima volta che succede…
• ultimamente bagna il letto e alla sua età dovrebbe aver già superato questa fase…

Cos’è normale e quando c’è da preoccuparsi
A volte può essere difficile per un genitore capire se sia il caso di rivolgersi ad uno specialista oppure se il bambino sta semplicemente attraversando una normale fase delle sviluppo.
L’infanzia è costellata normalmente di alti e bassi che si alternano fino all’adolescenza. A volte ci sono difficoltà ad esprimere a parole il malessere emotivo che si sta sperimentando. I bambini lo comunicano con tutta una serie di comportamenti che abbiamo elencato, in parte, all’inizio di questa pagina.
Come per gli adulti, le caratteristiche che ci fanno dire che può esserci un problema sono la durata del problema stesso e la sua gravità.
Di seguito riportiamo una serie di domande che vi possono aiutare a identificare se c’è un problema e che non si tratta di una fase di transizione.

– Che impatto ha il problema sulla vita familiare, sul rendimento scolastico o sulle normali attività del bambino, siano esse di gioco o di relazione?
– Ricorre spesso? Da quanti mesi dura?
– È presente in tutti gli ambiti di vita del bambino? Ha compromesso la sua felicità?

Confrontarsi con gli insegnanti può essere d’aiuto in quanto essi possono offrire punti di vista preziosi poiché hanno la possibilità di vedere il bambino ogni giorno e in diverse situazioni: sociali, di gioco, di apprendimento.
Verranno di seguito elencati i principali disturbi di cui possono soffrire i bambini. Si tratta di descrizioni che non pretendono di essere esaustive ma possono essere un punto di partenza per aiutare i genitori ad osservare quelli che potrebbero essere degli indizi del problema.

Disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività
Vostro figlio sembra essere molto più attivo ed energico degli altri bambini? Lo vedete continuamente distratto da qualsiasi cosa? Dice tutto quello che gli passa per la testa? Salta, corre, si arrampica senza sosta?
Questo disturbo comprende vari aspetti: mancanza di attenzione, iperattività, impulsività, distraibilità.
Ecco un elenco di cose che accadono:

• dà l’impressione di non ascoltare quando gli si parla;
• smemorato nelle attività quotidiane;
• non è capace di stare fermo con mani e piedi sulla sedia;
• si alza dalla sedia in situazioni in cui invece dovrebbe rimanere seduto;
• prova repulsione per svolgere incarichi che richiedono uno sforzo mentale prolungato.

Disturbo oppositivo-provocatorio
È spesso disubbidiente anche alle regole più ovvie? È polemico con gli adulti? Disturba in maniera deliberata gli altri? Di tanto in tanto i bambini possono essere disubbidienti e poco collaborativi: è normale per tutto l’arco dell’infanzia.
Questo disturbo provoca nei genitori un sentimento di esasperazione.
Ecco un elenco di cose che accadono:

• disturba di proposito, non rispetta le regole, si rifiuta di fare i propri compiti;
• si irrita facilmente e perde la pazienza;
• bestemmia e utilizza ogni genere di oscenità;
• incolpa gli altri dei suoi errori.

Disturbi della condotta
Sono incapaci di tollerare la benché minima frustrazione? Hanno un comportamento cattivo con i propri coetanei? Sono irascibili e non si assumono la responsabilità del proprio comportamento verso gli altri?
Questo disturbo viene osservato più negli adolescenti.
Ecco un elenco di cose che accadono:

• minaccia ed è prepotente con gli altri bambini;
• è spesso coinvolto in risse;
• racconta spesso bugie, ruba;
• è scappato di casa almeno due volte;
• si trattiene fuori a lungo nonostante i divieti.

Disturbi depressivi
Ha perso interesse per le sue attività preferite? Si è isolato da amici e familiari? Non aumenta di peso come dovrebbe? Sembra triste, annoiato, oppure al contrario irritabile? Anche i bambini, come gli adulti, possono avere sbalzi di umore e sentirsi giù di morale. A seconda dell’età possono mostrare comportamenti differenti che possono essere considerati come depressivi.
Ecco un elenco di cose che accadono:

• è polemico su tutto;
• piange spesso per cose di poco conto;
• ha il sonno agitato spesso accompagnato da incubi;
• si “finge” malato per evitare scuola, sport, gioco;
• ha scarso appetito;
• mostra sentimenti negativi o di bassa autostima.

Disturbi d’ansia
Sono molto riluttanti ad andare a scuola? Oppure a dormire da soli o fuori casa?
Nello specifico questi disturbi si chiamano ansia da separazione e ansia scolastica. In questi casi il bambino mostra grande apprensione nel lasciare i genitori.
Ecco un elenco di cose che accadono:

• costante preoccupazione che possa accadere qualcosa di male ai genitori;
• riluttanza o rifiuto di andare a scuola o in altri luoghi per non separarsi dai genitori;
• sintomi fisici (ad esempio mal di testa, mal di pancia, ecc…) quando si verifica la separazione.

Disturbi scolastici, della comunicazione, dell’evacuazione
In questo ambito i disturbi principali sono riferibili ad una significativa differenza in negativo sul livello raggiunto dal bambino, confrontato con i coetanei.
Ecco un elenco dei principali disturbi dell’apprendimento:

• disturbo della lettura;
• discalculia;
• disturbo dell’espressione scritta;
• disturbo del linguaggio;
• disturbo della fonazione;
• disturbo da balbuzie:
• enuresi, encopresi.

PSICOTERAPIE

In psicoterapia esistono vari orientamenti teorici che hanno prodotto altrettanti modelli d’intervento e tecniche psicoterapeutiche. In questa pagina vogliamo presentare gli approcci di cui si avvalgono i professionisti del nostro studio in quanto, come diceva Milton H. Erickson, “non è la persona che si deve adattare alla terapia ma è la terapia che si deve adattare alla persona”.

Ipnosi Ericksoniana
Secondo quanto scoperto nel corso dei suoi studi e attraverso l’esperienza clinica, Erickson riteneva che fosse più utile cambiare il processo attraverso il quale sperimentiamo la realtà piuttosto che il contenuto della nostra esperienza. Dato che “la mappa non è il territorio”, Erickson sosteneva quindi che ognuno di noi contribuisce attivamente alla costruzione della realtà e di quanto viene percepito. Spesso di questo “contributo” non ne abbiamo coscienza ma, anzi, rimane ad un livello più inconscio.
Ecco allora che tramite l’ipnosi si può modificare il processo di percezione della realtà.
Da questi presupposti ne sono derivati altri, i quali sono stati integrati, con l’accrescere dell’esperienza clinica, nel pensiero sviluppato da Erickson. Come ad esempio, è sicuramente utile pensare che nessun evento è totalmente positivo o totalmente negativo, così come, nelle situazioni che ci troviamo ad affrontare, ognuno effettua le migliori scelte possibili fra quelle che pensa di avere a disposizione. Questo potrebbe spiegare perché talvolta ci sentiamo “a corto” di possibilità di scelta, di soluzioni alternative. Per ovviare a questo problema Erickson ha sviluppato tecniche di Ipnosi Generativa, le quali permettono o di mobilitare le parti creative del Sé al fine di generare nuovi comportamenti oppure, come egli credeva, di mobilitare le risorse, che già l’individuo possiede dentro sé, per effettuare un cambiamento.
I comportamenti che mettiamo in atto, secondo Erickson, sono sempre motivati da un’intenzione positiva, che possiamo scoprire tramite le Tecniche di Svelamento.
A volte però tali comportamenti non ci permettano di raggiungere il nostro scopo perché otteniamo risultati che possono essere negativi in quanto non corrispondenti alle nostre attese.
Non esistono però fallimenti ma solo risultati, i quali possono essere modificati.

Terapia Strategica Breve
Si tratta di interventi volti a risolvere solamente il sintomo in tempi brevi.
Per “breve” si intendono interventi che non vanno oltre le 10-15 sedute. Quindi, a partire da un approccio costruttivista, ispirato al lavoro di G. Bateson, sono stati messi a punto dei protocolli di intervento volti ad eliminare il sintomo. Secondo tale approccio ciò che uno fa, dice, pensa su di sé, sugli altri e sul mondo che lo circonda, produce delle conseguenze concrete: sentimenti, azioni, rappresentazioni della realtà, convinzioni, sofferenza.
È un approccio di tipo pragmatico, ovvero prima si fa l’esperienza concreta e poi ne vengono spiegate le ragioni sottostanti.
Questo tipo di intervento si è rivelato particolarmente efficace con i sintomi a base ansiosa come le fobie, gli attacchi di panico, i disturbi ossessivi-compulsivi. Le domande rivolte alla persone sono mirate a comprendere come il problema si manifesta e non il perché del problema, ovvero cosa lo causa, in quanto si ritiene superfluo saperlo o scoprirlo. Si tratta di indagare e capire come funziona il sistema percettivo-reattivo della persona, cioè come la persone costruisce (percepisce) la realtà e come agisce (reagisce) ad essa nel qui ed ora.
Da questo punto di vista i problemi sono il risultato di premesse errate. Infatti, come sosteneva Wittgenstein, troppo spesso si valuta se le risposte sono giuste o sbagliate senza valutare se siano corrette o no le domande che ci poniamo. Si passa dal “perché esiste” al “come funziona”, dall’analisi dei contenuti all’analisi del processo. Da qui la ricerca delle soluzioni al problema.
Si è notato nel corso degli studi effettuati che spesso il problema risiede nella sua tentata soluzione, cioè in quelle azioni e in quei comportamenti che la persona mette in atto per risolvere il problema. Pensiamo, ad esempio, alle strategie di evitamento della paura, delle situazioni che potrebbero provocare tale problema. All’inizio queste strategie sembrano funzionare ma con il tempo conducono all’aggravarsi della sintomatologia generalizzando le percezioni e le reazioni fobiche nei confronti della realtà.
La terapia consiste nel modificare le tentate soluzioni disfunzionali che la persona mette in atto tramite tecniche definite paradossali, che consistono in compiti ed esercizi da mettere in pratica nell’intervallo tra le sedute, per poi discuterne gli effetti con il terapeuta all’incontro successivo.
Spesso questi compiti sono percepiti come strani, eccentrici. Possiamo assicurarvi che alcuni sono persino divertenti ma soprattutto efficaci!

Schema Therapy
Ha come riferimento teorico le scienze cognitive e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Si basa principalmente sul lavoro di J. E. Young, il quale sostiene che alcuni schemi, appresi durante l’infanzia o nell’adolescenza a seguito di esperienze negative vissute, potrebbero essere alla base dei vari disturbi che la persona sperimenta. Questi schemi maladattivi precoci sono formati da ricordi, emozioni, sensazioni somatiche e vengono utilizzati per spiegare il mondo e il rapporto con gli altri. Sono presenti in tutte le fasi della vita e questo potrebbe spiegare quell’affermazione di uso comune che talvolta sentiamo dire: “Mi sembra che si ripeta sempre la stessa storia…”, frase che si pronuncia per situazioni in cui c’è qualcosa che non funziona.
Questi schemi attivano nella persona modalità di risposta tipiche e ripetitive, che sono spesso all’origine di alcuni problemi.
Inoltre, si è scoperto che sono schemi piuttosto resistenti al cambiamento e, nonostante creino sofferenze, tendono ad essere ripetuti in maniera inconsapevole perché, comunque, forniscono un modello di spiegazione della realtà, che viene ritenuta l’unica possibile. Questi schemi inducono la persona a ricreare senza volere le situazioni che l’hanno “ferita” la prima volta.
Una volta individuati quali sono i principali schemi messi in atto dalla persona (tramite un apposito test messo a punto dallo stesso Young), attraverso la psicoterapia si va a modificare tali schemi disfunzionali. Sono stati elaborati interventi specifici per ogni tipologia di schema. Di seguito diamo una breve descrizione, tratta dal libro “Reinventa la tua vita” di T. J. Young, degli schemi più frequenti.

Deprivazione emotiva: l’aspettativa che i bisogni di supporto emotivo non saranno soddisfatti dagli altri. Le 3 più grandi forme di deprivazione sono:
a) deprivazione di “nutrimento emotivo”, assenza di attenzione, affetto, calore o compagnia;
b) deprivazione di empatia, assenza di comprensione, ascolto, scambio e condivisione di sentimenti con altri;
c) deprivazione di protezione, assenza di sostegno, guida, consigli dagli altri.

Isolamento sociale: il sentimento di essere isolati dal resto del mondo, di essere diverso dagli altri e senso di non appartenenza a nessun gruppo sociale.

Ipercritico/standard elevati: la convinzione sottostante è che uno deve seguire e soddisfare elevati standard interni di comportamento e performance per evitare critiche. Questa persona vive sotto pressione continua, in continua difficoltà ed in uno stato ipercritico rivolto a sé ed agli altri. Sono comprese significative difficoltà nel provare piacere, rilassamento, salute, autostima, soddisfazione nelle relazioni. Gli standard tipici sono:
a) eccessiva attenzione ai dettagli e sottostima della buona performance;
b) ruoli rigidi e “doveri” in molte aree della vita che comprendono alti standard morali, etici, culturali o precetti religiosi;
c) preoccupazioni rispetto al tempo e all’efficienza.

Senso di vergogna, essere pieno di difetti: la sensazione di essere pieno di difetti, cattivo, non desiderato, inferiore o non degno di rispetto oppure la sensazione che non sarà amato dagli altri se lo richiede può includere ipersensibilità alle critiche, rifiuto, senso di colpa, sensazione di non essere a proprio agio in mezzo agli altri e di essere in difetto. Questo essere in difetto può essere privato (egoismo, rabbia, impulsività, desideri sessuali inaccettabili) o pubblico (aspetto fisico indesiderabile, goffaggine sociale).