Ipnosi a Verona: gli Incontri-Eventi del dott. De Tomi

Ipnosi: scopriamola negli incontri con il dott. De Tomi

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Ipnosi a Verona: gli Incontri del dott. De Tomi

Ipnosi a Verona. Lo psicoterapeuta Matteo De Tomi, psicoterapeuta specialista in ipnosi , presso lo studio di Verona a Borgo Roma in via Bozzini 7 propone un ciclo di incontri ad ingresso libero comprendente varie tematiche: l’ipnosi, l’autostima, la vita di coppia.

Una chiara definizione di ipnosi

L’American Psychological Association descrive l’ipnosi come una

procedura durante la quale uno psicoterapeuta o un medico suggerisce al paziente di sperimentare dei cambiamenti nei pensieri, emozioni e comportamenti.

Questi cambiamenti vengono utilizzati nel trattamento psicoterapico per lavorare su problemi psicologici (ansia, depressione, difficoltà relazionali, problematiche del carattere …) oltre che nel trattamento del dolore e di molte altre tematiche psicologiche non sempre relative al malessere: si pensi infatti all’ipnosi per potenziare le abilità relazionali e sportive.

Perché l’ipnosi?

A differenza di quanto avviene con la maggior parte degli altri approcci alla psicoterapia, attraverso l’ipnosi è possibile lavorare direttamente sulla memoria procedurale, quella relativa ai nostri comportamenti abitudinari, definiti come carattere.

 

 

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Le varie categorie dell’ansia

Estratti dall’incontro sui disturbi d’ansia e la paura tenutosi il 10 giugno 2014 presso il circolo NOI di Carpi di Villa Bartolomea

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Cos’è la paura?

La paura è una delle emozioni fondamentali derivante dalla percezione di un pericolo, reale o supposto.
Quando ci troviamo di fronte a qualcosa che ci può far male o che crediamo possa danneggiarci, il nostro corpo e la nostra mente attivano tre modalità di difesa: possiamo immobilizzarci, scappare, oppure attaccare. Queste modalità sono solitamente accompagnate da modificazioni fisiche utili all’evitamento del pericolo e alla nostra salvaguardia: accelerazione del battito cardiaco, intensificazione delle funzioni fisiche e cognitive con aumento dell’attenzione, protezione di parti importanti del nostro corpo (come il viso, il petto).
La paura vive nel qui ed ora, è sempre paura di qualcosa di preciso. La paura dura poco, quel tanto per aiutarci a rispondere al pericolo.

Che differenza c’è tra paura e ansia?

Se la sensazione di paura persiste anche quando non c’è un pericolo immediato si parla di ansia.
L’ansia è uno stato utile e fisiologico di attivazione mentale e fisica che ci aiuta ad affrontare meglio situazioni future (ad esempio, vari studi dimostrano che presentarsi ad un esame con un po’ di ansia porta a risultati migliori rispetto a chi è completamente calmo). L’ansia, a differenza del paura, è rivolta al futuro.
È normale e fisiologico avere un po’ di ansia in vista di un esame, oppure in vista di un colloquiansia_psicolog_veronao di lavoro.

Si parla di ansia patologica, ad esempio di disturbo d’ansia generalizzata, quando vi è un’eccessiva ansia e preoccupazione relative ad una serie di eventi o attività (lavoro, scuola, … ). Questa eccessiva preoccupazione porta la persona a sentirsi invasa dal problema, potrà presenterare quindi disturbi del sonno, tensione muscolare, difficoltà di concentrazione, facile affaticabilità. Altri sintomi fisici possono essere gastrointestinali (nausea, gastrite, …) ,dermatologici (orticaria, rossore, eccessiva sudorazione), respiratori (sensazione di soffocamento, difficoltà di respirazione), cardiovascolari (tachicardia, ipertensione).
Quando sentiamo molta ansia temiamo per il futuro: già prevediamo e sperimentiamo nella nostra testa la situazione futura, avvertendo che tutto andrà male o almeno nel modo che non vorremmo

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Quali sono i principali tipi di disturbi d’ansia?

Il DSM V, ovvero il Manuale internazionale diagnostico dei disturbi mentali, classifica vari sottotipi di problemi legati all’ansia, tra cui:
– l’attacco di panico,
– il disturbo d’ansia generalizzato,
– l’ansia sociale,
– il disturbo post traumatico da stress.

L’attacco di panico è un improvviso aumento di paura, apparentemente senza motivo, associato a sensazione di mancanza d’aria, sensazione di morire o d’impazzire. Raggiunge il suo picco in pochi minuti e può durare circa 10 minuti nei casi più gravi. I sintomi più frequenti sono: tachicardia, sensazioni di soffocamento, dolore o fastidio al petto, paura di perdere il controllo o di impazzire. Si tratta di un momento di ansia acuta e incontrollata.

Disturbo d’ansia generalizzato: quando vi è un’eccessiva ansia e preoccupazione relative ad una serie di eventi o attività (lavoro, scuola, … ). Questa eccessiva preoccupazione porta la persona a presentare disturbi del sonno, tensione muscolare, difficoltà di concentrazione, facile affaticabilità. Altri sintomi fisici possono essere gastrointestinali (nausea, gastrite, …) ,dermatologici (orticaria, rossore, eccessiva sudorazione), respiratori (sensazione di soffocamento, difficoltà a respirare), cardiovascolari (tachicardia, ipertensione).
La persona continua a rimuginare sugli stessi pensieri per settimane e mesi non vedendo vie d’uscita.

Ansia sociale: si tratta di una marcata paura o ansia rispetto a situazioni in cui la persona è esposta al possibile giudizio degli altri, si può trattare di una festa come di una riunione, come a un normale ritrovo tra amici o conoscenti. In questo caso l’ansia si esprime tramite arrossamento, sensazione di disagio generale, timidezza eccessiva oppure tramite l’evitamento della situazione.

Disturbo post traumatico da stress: Si verifica dopo che la persona è stata coinvolta in un evento fortemente traumatico oggettivo (incidente, abuso, catastrofe ambientale, rapina, …). Si tratta di uno stato fortemente ansioso caratterizzato da:

• Vissuto intrusivo dell’evento che si propone alla coscienza
• Stato di coscienza simile allo stordimento
• Difficoltà del sonno
• Ansia generalizzata
• Sintomi depressivi

Particolarmente utile per questo disturbo è la tecnica ipnotica che porta la persona a fare un “restauro” della situazione precedentemente vissuta.

Come uscirne?

La paura, l’ansia le impariamo nel corso della vita. Abbiamo l’ansia quando non ci sentiamo sicuri, quando magari vorremmo cambiare qualcosa ma non ci sentiamo pronti … l’ansia è un’amica, ci dice che dobbiamo cambiare qualcosa.

Lo psicologo – psicoterapeuta in questo senso è un valido strumento, dotato di conoscenza, esperienza, neutralità, per aiutare la persona a individuare il problema, capire perché c’è l’ansia e “allenare” la persona a modificare gli schemi rendendoli più funzionali.
Utile a tal fine è la tecnica dell’ipnosi: durante la trance ipnotica la persona rivive la situazione di ansia e , proprio perché in un contesto diverso e non più nel momento passato dell’esperienza, con l’aiuto delle proprie risorse vivrà la situazione in modo differente, ed effettuerà un riapprendimento.
La terapia sistemico relazionale con la tecnica ipnotica ericksoniana permettono di aiutare la persona nel pieno rispetto dell’individualità, della sua storia personale, delle sue potenzialità.


Gioco d’azzardo patologico, dott. Matteo De Tomi

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Dott. De Tomi Psicologo e conferenziere

Punti fondamentali estratti dalla conferenza sul gioco d’azzardo patologico, tenuta dal dott. Matteo De Tomi il 3 giugno 2014 a Villa Bartolomea (VR)

Cos’è il gioco d’azzardo patologico, altrimenti detto ludopatia?

Si tratta di un disturbo legato alla dipendenza da gioco d’azzardo (slot machines, poker, roulette, gratta e vinci, sisal, …). A differenza di chi gioca saltuariamente (a chi non è mai capitato di acquistare un gratta e vinci?), chi è affetto da questa malattia  non riesce più a smettere di giocare, deve scommettere sempre più soldi per provare piacere e allo stesso tempo non ammette di avere un problema (è come se non se ne accorgesse).

Vizio o malattia?

È importante intendere il problema del gioco d’azzardo patologico non come un vizio bensì come una vera e propria malattia, che come tale va curata. Si sono infatti studiate le implicazioni a livello neurologico che confermano come il cervello di un giocatore assomigli a quello di un tossicodipendente.
Vari studi evidenziano come molte persone non cerchino aiuto anche perché temono il giudizio, è quindi importante che inizi a circolare l’idea dimostrata scientificamente che il gioco d’azzardo è una malattia.

Quali sono le cause del gioco d’azzardo patologico?

Le origini del problema sono complesse, e derivano da cause biologiche, psicologiche e sociali. Questi tre fattori concorrono al problema. Fattori biologici sono un difetto della corteccia prefrontale, che porta a disturbi del controllo degli impulsi e dei processi decisionali, inoltre il deficit del sistema dopaminergico fa sì che il giocatore debba giocare continuamente altrimenti arrivano crisi di astinenza (mal di testa, nausea, …).Circa le cause psicologiche: si tratta di persone che amano e ricercano il rischio per trarne piacere, inoltre sembrano ricercare il gioco per evitare problemi quotidiani. Il gioco d’azzardo allora diventa un “nascondiglio”, una scappatoia, una lampada di Aladino a cui chiedere la risoluzione di tutti i problemi.
Sono molteplici anche gli effetti, che colpiscono il giocatore stesso, i familiari e gli amici: un giocatore influisce negativamente su almeno dieci persone significative nella sua vita (Morrow, 1980).

Quali sono i fattori di rischio?

Eventi stressanti come la perdita del lavoro, del partner, di un’altra persona cara. Problemi di ansia, di tristezza o di poca autostima. Uso di sostanze stupefacenti o di alcool. Un altro elemento di rischio è il sentirsi soli e la povertà.

Come si capisce che una persona ha un problema di gioco d’azzardo?

Solitamente, le persone che interagiscono con una persona che sta iniziano a sviluppare una dipendenza da gioco notano la presenza di: menzogne, minor risorse finanziarie, modifica delle abitudini alimentari, cambiamento dell’umore (più instabile e aggressivo, cambiamento di amicizie e di frequentazioni, furti domestici.

Il giocatore è diagnosticato affetto dal gioco d’azzardo patologico se presenta almeno cinque dei sintomi che seguono:

1. È assorbito dal gioco, per esempio è continuamente intento a rivivere esperienze trascorse di gioco, a pianificare la prossima impresa di gioco, a escogitare modi per procurarsi denaro per giocare;
2. Ha bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato;
3. Tenta di ridurre, controllare o interrompere il gioco d’azzardo, ma senza successo;
4. È irrequieto e irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo;
5. Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico, per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione;
6. Dopo aver perso al gioco, spesso torna per giocare ancora, rincorrendo le proprie perdite;
7. Mente alla propria famiglia, al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del coinvolgimento nel gioco d’azzardo
8. Ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo
9. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo;
10. Fa affidamento sugli altri per reperire denaro per alleviare la situazione economica difficile causata dal gioco, “operazione di salvataggio”.

Cosa fare se un familiare o un amico ha un problema con il gioco?

Evitare assolutamente di far finta di niente, tanto meno sottovalutare il problema.
1) Informarsi e informare la persona del fatto che questo problema è una malattia che si può curare, specie se all’inizio.
2) Evitare di dare giudizi moralistici.
3) Spiegare alla persona cosa vedete in lei che vi fa pensare che ci sia un problema. Allo stesso tempo spiegargli che temete per lui.
4) Essere uniti (tra genitori, tra parenti, tra amici) nel non sottovalutare il problema
5) Fargli vedere siti/opuscoli/libri dove si spiega il problema.
6) Parlarne con il medico di base, uno psicologo, uno psichiatra.
7) Informarsi anche per i gruppi di auto aiuto! (Sono molto importanti sia per uscire dalla dipendenza sia per non ricadere nel problema)

Dott. Matteo De Tomi